"2666"
A sei anni dalla morte Roberto Bolano diventa scrittore di culto

di Luciana Borsatti
L'esordio e' di quelli che sorprendono. Una cena fra donne come potrebbe essere dovunque, con le chiacchere di tante: calorie, lavoro, vacanze, figli e mariti. Ma il luogo e' Riad, e le donne sono due occidentali e tre saudite che si sono appena incontrate. Inizia cosi', con un piccolo episodio che gia' di per se' smentisce tanti stereotipi sulla donna araba, il libro della giornalista di Repubblica. Un agile saggio, anche in e-book, che per titolo sceglie una frase attribuita a Maometto nella Sunna, la tradizione dei detti del Profeta: resta con tua madre, dice ad un giovane che vuole partire per la guerra, perche' ''il paradiso e' ai suoi piedi''.
E' a questa visione dell'Islam, molto diversa da quella univoca dei burqa e della sottomissione al potere maschile che ''come un disco rotto'' va per la maggiore su tanta stampa occidentale, che si ispirano le donne di questo libro. Donne che non sono eroine isolate e controcorrente, sottolinea l'autrice, ma incarnano una trasformazione in atto da tempo. Ci sono tante rivoluzioni nel mondo islamico che l'Occidente non ha saputo anticipare, ricorda la giornalista, come quella dei giovani e delle tecnologie esplose nelle rivolte arabe. ''Quella delle donne sta passando sotto i nostri occhi da anni - osserva - ma neanche questa percepiamo''. Una rivoluzione partita anch'essa da internet e tv satellitari, e destinata a condividere le stesse sorti della Primavera araba: ''se vinceranno i riformatori e le donne che sono al loro fianco, il cambiamento sara' epocale''. A interpretare questo cambiamento sono alcune delle donne che Francesca Caferri ha incontrato nei suoi viaggi, dall'Egitto allo Yemen, dall'Arabia Saudita all'Afghanistan, dal Pakistan al Marocco. Come la giovane egiziana Asma Mahfouz, che con un video girato da sola e messo su YouTube ha spinto in strada migliaia di connazionali contro Mubarak. Ritrovandosi poi accanto anche l'ottantenne psichiatra e femminista Nawal al Sa'dawi, le cui decennali battaglie non si erano fermate nemmeno con l'esilio.
O la giornalista yemenita Tawakkol Karman, prima donna araba a ricevere il Nobel per la Pace proprio per il suo ruolo nella rivolta di Sanaa, o la manager saudita Khlood al-Dukheil, una delle piu' in vista nel regno dove le donne non possono guidare.
E ancora, la marocchina Fatema Mernissi, capostipite di quel femminismo islamico che non sposa acriticamente il modello occidentale, ma cerca in una diversa interpretazione delle Scritture il fondamento teologico di diritti della donna affermati nell'Islam delle origini, ma sepolti da secoli di letture conservatrici. E sempre in Marocco, su un fronte diverso ma non del tutto opposto, Nadia Nassine, la ''pasionaria dell'Islam'' che l'autrice definisce come il ''prototipo di un modello femminile sempre piu' diffuso nel mondo musulmano: donne conservatrici che usano la religione per rivendicare il loro ruolo nella societa''. Sono ritratti vividi e concreti, ad emergere in questo libro. Ritratti di donne normali, divise tra lavoro e famiglia, lontane dai modelli patinati ad uso mediatico costruite su first ladies come Rania di Giordania. E soprattutto avanguardie di tante altre che ''conducono una lotta quotidiana - conclude l'autrice - che noi, in Occidente, ignoriamo, tutti presi a discutere di veli e di centimetri di pelle da coprire e scoprire''.
A sei anni dalla morte Roberto Bolano diventa scrittore di culto
Venduto in quattro Paesi e diritti film
182mila copie in 9 mesi per noir di Carrisi








