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La corsa d'Italia Tutti i titoli

2/a tappa, ecco Cavendish

La Danimarca gli porta decisamente bene

22 maggio, 19:16
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2/a tappa, ecco Cavendish

dell'inviato Adolfo Fantaccini

La Danimarca porta decisamente bene a Mark Cavendish che, da queste parti, ha conquistato il titolo mondiale dei professionisti su strada, il 25 settembre scorso a Copenaghen, e oggi ha messo le mani sull'ottava vittoria nel Giro ciclistico d'Italia, giunto alla 95/a edizione. L'uomo dell'Isola di Man ha trionfato come meglio gli riesce, sul traguardo di Herning, salendo sull'ottovolante e indossando ancora una volta i panni del supereroe (questa volta iridato), quindi è sfrecciato sul non larghissimo rettilineo finale. Alla faccia di chi diceva che non era ancora atleticamente pronto. E' la prima affermazione nella corsa a tappe che ama tantissimo con la maglia iridata. Quella maglia che ha indossato nella capitale danese a inizio autunno e che ha onorato come meglio non poteva. Così come ha onorato la sua prima maglia rosa Taylor Phinney, ieri vincitore della crono d'apertura. Lo statunitense ha pure rischiato di perdere la leadership quando, a soli 8,1 km dal traguardo, è finito per terra, dopo avere toccato la ruota di un avversario che gli stava davanti. Un antipatico 'contrattempo' che lo ha quasi costretto a un poco edificante bis della prestazione di ieri, per recuperare il terreno perduto e riacciuffare il gruppo, fra raffiche di vento e paura di non farcela. Una bella prova di carattere, per il danese che, prima è rimasto completamente solo con un meccanico che gli ha rimesso a posto la catena, e solo in un secondo momento ha potuto contare sull'appoggio di qualche compagno di squadra della Bmc, compreso l'ex campione del mondo Alessandro Ballan. La rosa è stata salvata, ma quanta paura, come ha ammesso lo stesso leader della classifica generale a fine tappa. Cavendish sul traguardo ha preceduto Goss, Soupe e Farrar, tutti specialisti in questo genere di arrivi. Ottimo, visto il lotto dei suoi predecessori, il 5/o posto conquistato da Roberto Ferrari (Androni Giocattoli). In pochi avrebbero scommesso su questo piazzamento, sebbene le sue qualità siano note a tutti. La volata finale è stata caratterizzata da una caduta all'altezza dell'ultima curva, a 500 metri dallo striscione dell'arrivo. Coinvolti poco meno di una decina di corridori, tranne gli specialisti della volata che poi sono stati protagonisti vittoriosi o sconfitti. Una fuga di circa 150 km, invece, aveva costruito la storia di questa seconda tappa danese, fatta partire dal principe Federico di Danimarca: protagonisti Afredo Balloni, il colombiano Miguel Angel Rubiano Chavez e il belga Olivier Kaisen, che però sono stati raggiunti a una cinquantina di km dall'arrivo. Il loro vantaggio massimo ha pure superato gli 11', ma non è bastato per beffare il gruppo. Dopo l'aggancio, e la velleitaria ripartenza del danese Lars Bak (45" il suo vantaggio massimo), il gruppo si è ricompattato, per organizzare lo sprint finale. Dopo che il destino è sembrato accanirsi sulla maglia rosa, la spettacolare caduta nel finale, Cavendish ha messo tutti d'accordo con la propria potenza, chiudendo ogni discorso. E questo è solo l'inizio per il suddito di sua maestà la regina Elisabetta, alla quale ha promesso di puntare dritto all'oro olimpico, sul traguardo posto davanti a Buckingham Palace.

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