Napolitano: 'Serve riforma elettorale' Monti: 'Spread per incertezza elezioni'
Presidente alla cerimonia del Ventaglio: 'Contro crisi coesione e legge elettorale
22 luglio, 23:27
Di Fabrizio Finzi
"Per reggere alle prove della crisi" è indispensabile conservare l'essenza stessa che ha dato il via all'esperienza del governo Monti, cioé "senso di responsabilità e coesione nazionale". Ma quel che manca veramente, che è propedeutico a tutto ciò, è una buona legge elettorale "che scongiuri il ripetersi dei guasti" provocati dal 'Porcellum e che porti a un ''governo politico", capace di rassicurare mercati che non si fidano ancora dell'Italia. Nel giorno del crollo delle borse di Madrid e Milano, con lo spread che ha superato le soglie di 600 punti di differenziale sui bund in Spagna e di 500 in Italia, Giorgio Napolitano sceglie di dedicare gran parte del suo intervento alla tradizionale cerimonia del ventaglio alla gravissima crisi finanziaria.
Il presidente ha affontato il tema dell'intreccio esistente tra credibilità del sistema-Paese e speculazione. E ha richiamato i partiti alla conseguente ineludibile necessità di far arrivare l'Italia alle elezioni del 2013 con un sistema elettorale sano e senza nascondere ai cittadini la profondità della crisi. In un gioco di squadra collaudato, il premier Mario Monti ha rilanciato il concetto: lo spread non scende, anzi sale, per carenza di governance europea ma anche "per l'incertezza del quadro politico italiano, avvicinandosi il termine di un'esperienza nota mentre il futuro è ignoto". "Continuerò a non cedere ad alcuna tentazione di discorsi facili", ha assicurato Napolitano al gotha del giornalismo riunito nel salone delle feste del Quirinale.
"Parlare un linguaggio di verità è parte dei doveri del presidente", ha aggiunto. E allora, questa verità il capo dello Stato la spiattella senza cautele retoriche: il 2013 sarà un anno "cruciale", premette preoccupato, confermando che sarà anche l'anno del suo addio al Quirinale. Certo, è vero che "ambienti europei ed internazionali" hanno sottovalutato "il senso di responsabilità" mostrato dall'Italia per il risanamento, così come sembrano non essersi accorti che le draconiane misure prese dal governo Monti sono sostenute "da un decisivo arco di partiti".
Ma il punto centrale è, per il presidente, che "la presa di coscienza collettiva" di essere nel mirino della speculazione deve mantenersi integra da qui alle elezioni fino ad essere metabolizzata dalle forze politiche. Perché oggi destra o sinistra non contano per i mercati: bisogna mostrare finalmente il volto di un Paese maturo, conscio delle proprie potenzialità e dei propri errori del passato. "Una comune visione dell'interesse generale" che è "preziosa e vitale" per "reggere alle prove della crisi, grave come non mai da più di mezzo secolo".
Ma per fare questo, "per dare al Paese il governo politico che i risultati renderanno sostenibile" bisogna superare "il nodo irrisolto" della riforma della legge elettorale. Nodo intricato che di giorno in giorno si aggroviglia in schermaglie parlamentari contaminandosi con l'aspra battaglia sulle riforme istituzionali. Una contrapposizione che sta creando una doppia maggioranza che rischia di travolgere anche l'esecutivo. Ecco perché il capo dello Stato si è sgolato anche oggi per spingere le forze politiche a fare le 'riforme possibili', che in queste calde giornate di fine luglio si riducono alla riforma regina, quella della legge elettorale. Ma le parole quasi rassegnate di Pierluigi Bersani confermano le distanze tra le forze della maggioranza: "Fin qui non abbiamo trovato interlocutori che ci dessero l'idea che sono in grado di stringere. Se sono in grado di stringere noi stringiamo anche domani mattina".








