Riforme: aventino Pd-Idv, lasciano l'Aula del Senato
Bersani, situazione insostenibile. Pdl, comportamento eversivo
20 luglio, 12:46
I senatori di Pd e Idv lasciano l'Aula di Palazzo Madama per protesta contro il modo in cui si é deciso di "andare avanti" sull'esame delle riforme costituzionali. "I tempi contingentati oltre il sostenibile - spiega Pancho Pardi - ci impedisce di intervenire come si dovrebbe". "E' propaganda", incalza Anna Finocchiaro. La protesta è contro la decisione di Pdl e Lega di votare, nell'ambito del testo sulle riforme costituzionali, su Senato federale e semipresidenzialismo.
L'Udc e Radicali decidono però di non unirsi all'Aventino. "Il nostro gruppo resterà in Aula cercando di far comprendere di volta in volta quali sono stati gli errori del Pdl". Il senatore dell'Udc Achille Serra spiega così le ragioni del suo partito. Ieri, invece, i centristi erano usciti dal'emiciclo contro l'emendamento Compagna-Chiaromonte sull'immunità parlamentare.
ALFANO, PD NON PERDA OCCASIONE PRESIDENZIALISMO - "I tempi ci sono. Il Pd non ci faccia perdere questa occasione perché siano i cittadini a eleggere il presidente della Repubblica e non i segretari dei partiti". Così Angelino Alfano arrivando all'assemblea dei Giovani Industriali. Quanto alla riforma elettorale, il segretario del Pdl conferma che "debbono essere i cittadini a scegliere i loro parlamentari". "In ogni caso - aggiunge - la riforma presidenziale non esclude quella elettorale".
LO SCONTRO AL SENATO - Lega e Pdl forzano la mano sulle riforme costituzionali in Senato e il risultato è l'Aventino di Pd e Idv che per protesta, da domani, non parteciperanno più ai lavori d'Aula. "La situazione è al limite della sostenibilità", attacca il leader del Pd Bersani. Ma il Pdl reagisce duramente e sostiene che la scelta del PD "rasenta l'eversione".
La situazione precipita dopo che viene stoppata, con soli 8 voti di scarto, la proposta del Pd (appoggiata da Idv e Udc) di accantonare la materia per dare spazio a un esame più approfondito della spending review, del decreto sul terremoto e del trattato di Lanzarote. Nuovamente sotto accusa anche il presidente del Senato Renato Schifani reo, per il Pd, di aver avallato un "voto politico" sul calendario. Schifani si difende sottolineando che il suo era un "atto dovuto" perché si trattava di proseguire l'esame di un tema non concluso in questa settimana in assenza di altri provvedimenti pronti da esaminare in Aula.
Pd e Idv, però non ci stanno e scelgono le barricate. Torneranno a partecipare ai lavori solo mercoledì prossimo al momento del voto finale per dire no a un testo che considerano ormai morto a causa del rinsaldato asse della vecchia maggioranza. "Non parteciperemo più a questi lavori - dice la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro - perché è mortificante partecipare a queste sedute. Pdl e Lega ci costringono a una discussione ipocrita. La verità è che per interessi di propaganda stanno affossando le riforme istituzionali. Nella storia delle riforme una pagina indegna come questa non era ancora stata scritta". E' "surreale" dice anche l'Italia dei Valori con Felice Belisario "che il Senato discuta di una riforma costituzionale destinata a finire su un binario morto invece di affrontare i problemi reali del Paese".
Dura la replica del vice capogruppo del Pdl in Senato Gaetano Quagliariello. Il centrodestra accusa il Pd di una fuga 'tattica' dall'Aula prima dell'esame di un emendamento bipartisan, poi accantonato e riguardante un tema 'scottante' come il ripristino dell'immunità parlamentare. "Alla sinistra - attacca Quagliariello - sono saltati i nervi sull'emendamento e nessun proclama altisonante potrà modificare questa realtà che è agli atti. La decisione di abbandonare i lavori del Senato sulle riforme di fronte al solo fatto che potesse essere messo ai voti un emendamento firmato da due colleghi, uno del centrodestra e uno del centrosinistra, non ha precedenti e dà la cifra di un atteggiamento nei confronti delle istituzioni che rasenta l'eversione".
Di fatto comunque, nel giorno in cui a Palazzo Grazioli sono stati a pranzo Maroni e Calderoli, con riforme e legge elettorale che sono state uno dei piatti forti, torna in Senato l'asse della vecchia maggioranza. Quello col quale la prossima settimana potrebbe passare anche la proposta del Pdl sull'elezione diretta del presidente della Repubblica. Lo strappo sulle riforme, nella 'strana' maggioranza è completo. Sembra così chiudersi del tutto il destino del disegno di legge visto che a questo punto non ci sono più né i tempi né i numeri (che alla Camera sono diversi rispetto al Senato) perché le riforme possano vedere la luce.








