Compie 8o anni Tejero, ultimo golpista nostalgico
Nel 1981 giovane democrazia tremo'. Restano misteri, anche sul re - FOTO
28 aprile, 16:36Correlati
di Maria Novella Topi
ROMA - Sono le 18.40 del 23 febbraio del 1981. Con un'azione fulminea, in un istante tragico e insieme ridicolo, la Spagna temette di tornare ai tempi più bui della sua storia e di sprofondare nuovamente nel pozzo nero della dittatura. Un manipolo di uomini armati guidati dal colonnello della Guardia Civil Antonio Tejero Molina violò la sacralità del Congresso dei deputati di Madrid e fece irruzione nelle Cortes sequestrando il governo e 300 parlamentari mentre era in corso il voto di fiducia al governo di Leopoldo Calvo Sotelo. Quell'uomo baffuto, indimenticabile nella sua divisa dal caratteristico cappello e con la pistola in pugno, compie oggi 80 anni e vive, dopo aver scontato 30 anni di carcere, come un tranquillo pensionato tra Madrid e Torre del Mar, in una Spagna profondamente cambiata.
"Quieto a todo el mundo!" "Che nessuno si muova", gridò irrompendo nell'emiciclo con la pistola in mano, mentre i suoi soldati minacciavano i deputati con i mitra. Il generale Gutiérrez Mellado, ministro della Difesa, ordinò a quelli che ora apparivano apertamente come golpisti di gettare le armi, ma fu aggredito dai militari, che cominciarono a sparare contro il soffitto dell'aula. Un operatore della TV riuscì a filmare per quasi mezz'ora quanto stava accadendo nel Congresso. Sono ancora vive, e bruciano, le immagini di decine di deputati che, alle grida di Tejero e dei suoi, si rifugiarono sotto gli scranni. Tutti, in quello che fu definito uno spettacolo di pavidità, tutti eccetto il premier socialista Adolfo Suarez, il leader comunista Santiago Carrillo, il ministro Gutierrez Mellado, il leader dei popolari Manuel Fraga.
I deputati furono tenuti in ostaggio per tutta la notte, mentre all'esterno altri militari coinvolti cercarono di portare avanti operazioni simili. A Valencia il generale Jaime Milans del Bosch, che fece uscire i suoi carri armati, dichiarò lo stato d'emergenza e provò a convincere gli altri militari ad unirsi all'operazione. A Madrid il generale Torres Rojas falliva nel suo intento di succedere al generale Juste nel comando nella Divisione corazzata Brunete, con la quale avrebbe dovuto occupare i punti strategici della capitale. Attonita la Spagna seguì il dipanarsi del tentato putsch per tutta la notte: il tentativo del generale Armada, che a mezzanotte entrò alle Cortes per convincere Tejero a deporre le armi; il presidente della Generalità della Catalogna, Jordi Pujol, che riuscì a trasmettere un messaggio radiofonico alla nazione in cui invitava alla calma.
Ma decisivo fu l'intervento del re Juan Carlos, che comparve in tv vestito con la divisa di generale delle forze armate e si schierò contro i golpisti, difendendo la Costituzione. A partire da quel momento il golpe si considerò fallito. Milans del Bosch, isolato, annullò i suoi piani e alle cinque di mattina fu arrestato. Tejero resistette fino a mezzogiorno del giorno seguente, quando i deputati furono liberati. Poi si arrese anche lui. Il processo portò alla condanna a 30 anni dei principali responsabili: Milans del Bosch, Alfonso Armada e Tejero Molina. La trama civile, i suoi mandanti, non furono mai individuati. Antonio Tejero è rimasto nella prigione di Alcalá de Henares fino al 2 dicembre 1996.
Oggi la Spagna che Tejero non avrebbe voluto è una democrazia solida ma in preda ad una crisi economica tra le più gravi in Europa e il suo re al centro di sospetti e scandali, come la battuta di caccia all'elefante in Africa e le sue vidende sentimentali. Pochi giorni fa la declassificazione di un rapporto dell'allora ambasciatore tedesco a Madrid, Lothar Lahn, ha gettato dubbi sul reale comportamento tenuto del re: nel documento si dice che in un colloquio, Juan Carlos "mostrò comprensione, se non simpatia" per Tejero. Secondo Lahn il re disse che "i capi dell'insurrezione volevano solo quello che desideriamo tutti: il ripristino di disciplina, ordine, sicurezza e tranquillità".
Una versione che contraddice quella ufficiale, sulla quale si basa la popolarità di Juan Carlos, e che è aggravata dal fatto che molti dei misteri non sono stati risolti e che non si trovano da tempo le registrazioni delle telefonate che quella notte intercorsero tra le Cortes e l'esterno. Misteri che Tejero, capelli bianchi e fisico appesantito, che guidò l'ultimo colpo di coda dei nostalgici del franchismo, non ha mai voluto chiarire.







