Birmania: prima seduta Parlamento, senza Suu Kyi
23 aprile, 17:50
BANGKOK - Il muro contro muro è continuato, producendo l'esito che era nell'aria: il debutto di Aung San Suu Kyi nel Parlamento birmano, atteso per oggi, è rimandato a tempo indeterminato per la disputa che oppone la leader dell'opposizione al regime attorno alla formula di giuramento sulla Costituzione, rappresentando un improvviso punto di frizione proprio nel giorno in cui l'Unione Europea ha sospeso le sanzioni applicate contro il Paese. Già la scorsa settimana Suu Kyi (66 anni) aveva comunicato la sua intenzione di non voler impegnarsi a "salvaguardare" la Carta, come prevede il protocollo. Ma la richiesta di sostituire quella parola con "rispettare" non è stata accolta dalle autorità di Naypyidaw, che hanno bocciato anche il ricorso.
Lo stesso presidente Thein Sein, dal Giappone dove si trova in visita, ha espresso il suo rifiuto. Così, nel gigantesco edificio del Parlamento nella nuova capitale, la seduta della Camera bassa è andata avanti senza Suu Kyi e gli altri neodeputati della sua "Lega nazionale per la democrazia" (Nld). L'opposizione, che dopo il trionfo del voto suppletivo del primo aprile dispone comunque solo del 7 per cento dei seggi in Parlamento, specifica che non si tratta di un boicottaggio, ma di un semplice rinvio finché la questione non verrà risolta: l'Nld confida che lo sarà presto, anche perché nel loro recente incontro Suu Kyi e Thein Sein avrebbero parlato di questo tema. Si è detto fiducioso anche il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi, che da domani sera si recherà nel Paese. La contesa gira attorno al ruolo di primo piano che la Costituzione - imposta al Paese nel 2008 con un referendum viziato da enormi brogli - garantisce ai militari, assegnando loro il 25 per cento dei seggi in Parlamento: un provvedimento indicato più volte da Suu Kyi come un ostacolo al pieno raggiungimento della democrazia. Anche se un compromesso sul giuramento venisse trovato in fretta, secondo molti osservatori Suu Kyi ha scelto di combattere una battaglia controproducente: irrita l'ala più irriducibile del regime, già impaurita dal trionfo dell'Nld alle elezioni e timorosa che le riforme introdotte nell'ultimo anno da Thein Sein costituiscano concessioni troppo estese in vista del voto del 2015.
Per incoraggiare il processo di distensione, oggi Bruxelles ha ufficializzato la sospensione delle sanzioni economiche per un anno, ad eccezione di quelle per la rivendita di armi. La decisione di sospenderle invece di cancellarle è stata presa per mantenere un'arma di pressione su Naypyidaw: per esempio sul tema della liberazione di tutti gli oltre 400 prigionieri politici ancora, espressamente richiesta oggi dalla Ue. Nel tentativo di tranquillizzare Suu Kyi e Bruxelles, da Tokyo Thein Sein ha assicurato che "non ci sarà un'inversione a U nel percorso verso la democrazia". Ma più continua la tensione tra Suu Kyi e i militari, più su quel percorso rischiano di aumentare gli ostacoli.







