A destra tanti candidati, nessun leader
05 novembre, 19:47
di Marcello Campo
Almeno tre candidati con buone possibilita' di successo, ma nessuno di loro sembra oggi un leader capace di trascinare le folle. A un anno dal voto, malgrado le difficolta' evidenti di Barack Obama, il partito repubblicano appare oggi quasi rassegnato a scegliere il proprio sfidante alla Casa Bianca tra personaggi senza grande carisma. Mitt Romney, il front-runner e' serio e credibile, ma freddo e troppo moderato per appassionare gli elettori arrabbiati. Herman Cain e' abile a giocare la carta dell'anti-politica, ma appare azzoppato dallo scandalo sessuale di questi giorni. Quanto a Rick Perry, dopo il balzo di quest'estate, appare spompato, alla disperata ricerca di una nuova identita'. Con un'economia che continua a stentare e una disoccupazione stabile al 9%, l'establishment del Grand Old party si rende conto che scalzare Obama dalla Casa Bianca e' un obiettivo alla sua portata.
Tuttavia, la 'big tent', il grande accampamento conservatore, appare ancora dilaniato, diviso, incapace di trovare una figura in grado di scatenare l'entusiasmo e far rivivere i fasti di un tempo. Nel novembre 2010, in occasione delle ultime elezioni di medio termine, i repubblicani conquistarono la Camera grazie alla mobilitazione straordinaria dei militanti del Tea Party. Sull'onda delle proteste contro la detestatissima riforma sanitaria, battezzata con disprezzo ''Obamacare'', per mesi le piazze americane e il dibattito sui media e' stato egemonizzato dalle posizioni di questo movimento anti-tasse, populista, con qualche tratto perfino razzista. L'elefantino e' stato capace di assorbire quella spinta e incassare un successo elettorale.
Peccato, pero', che la nuova pattuglia di parlamentari irriducibili, di ''patrioti'', abbia cominciato ad alzare la voce, arrivando quasi a tenere in ostaggio la leadership repubblicana. Questo potere d'interdizione, a volte di ricatto, e' emerso in modo chiaro durante il drammatico dibattito sull'innalzamento dl tetto del debito, quando i repubblicani moderati furono costretti a una linea di assoluta intransigenza, preoccupatissimi di essere colpiti alle spalle dai loro colleghi piu' estremisti.
questo punto il problema che affligge gli strateghi della destra e' come trovare un candidato capace di far confluire su si se' i voti dei moderati, degli indipendenti, con quelli del Tea Party. Per ora il favorito, Mitt Romney, in testa a tutti i sondaggi, non e' riuscito ad attirare il consenso dei fans, orfani dopo la rinuncia di Sarah Palin, ed e' fermo al 25 % dei voti. D'altro canto, gli altri due candidati, Rich Perry e Herman Cain, attirano senze dubbio il voto estremista, ma al momento non sembrano all'altezza di competere seriamente con Barack Obama per la vittoria finale







