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Figli attaccati a respiratore, padre non puo' pagare Enel

Societa' pero' lo rassicura: nessun distacco in casi simili

17 maggio, 18:54
Sede Enel di Roma
Sede Enel di Roma

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Figli attaccati a respiratore, padre non puo' pagare Enel

di Luisa Amenduni

- "Io non voglio essere debitore di nessuno, voglio vivere senza il terrore che mi vengano a tagliare la luce o il gas, sarebbe la fine e, soprattutto, significherebbe decretare la morte dei miei figli": sono le bollette da capogiro dell'Enel che non può pagare l'incubo di Antonio Quarta, di 63 anni, di Lizzanello, in provincia di Lecce, padre di due figli gemelli, Sergio e Marco, di 33 anni, entrambi affetti da distrofia muscolare e per questo costretti a vivere in un letto, attaccati ad autorespiratori elettrici e in un ambiente continuamente climatizzato. Ma la società elettrica, in una nota, lo rassicura: Enel "ha già provveduto a contattare il cliente rassicurandolo che non sono in corso procedure per il distacco della fornitura di energia elettrica e che non sarà effettuata alcuna interruzione". "Pur permanendo l'onere di pagamento, per il quale l'azienda ha inviato la lettera di sollecito - prosegue Enel - la presenza di dispositivi elettro-medicali salvavita all'interno dell'abitazione garantisce la continuità del servizio elettrico. Enel coglie l'occasione per ricordare a tutti i clienti in possesso di tali apparecchiature la necessità di inviare comunicazione al proprio fornitore di energia elettrica che provvederà, come nel caso del sig.Quarta, a registrare la fornitura come 'non disalimentabile'".

Il consumo di energia elettrica è enorme in quella casa al piano terra di via Molise, 26, trasformata in un vero e proprio ospedale dove papà Antonio e mamma Adele si fanno in quattro per quei due figli, due ragazzi malgrado tutto pieni di voglia di vivere, milanisti sfegatati, tanto da seguire tutte le partite della loro squadra del cuore attraverso Sky. Sergio e Marco, da un paio di anni riescono a "parlare" con i comunicatori oculari, 'vivono' su internet e su Facebook ('Quarta Sergignò e 'Quarta Marco') e hanno anche tanti amici con i quali scambiano idee e battute. Nella stessa casa vive anche un altro figlio della coppia, di 37 anni, sposato e separato che con il suo lavoro di falegname deve contribuire a far crescere la figlioletta e quindi aiuta come può i genitori la cui unica entrata è costituita dall'accompagnamento assegnato a Sergio e Marco, complessivamente 1.500 euro al mese. "Una somma - racconta papà Antonio - che serve per tutto, per tutto quello che significa mantenere una famiglia per di più nella quale vivono due persone gravemente ammalate". Fino a qualche tempo fa in casa c'era anche il quarto figlio, di 34 anni, disoccupato: "L'ho convinto ad andare via - dice papà Antonio - perché è troppo legato ai gemelli e soffre per loro, ora vive con una ragazza, ma è senza lavoro".

Tra i tanti pagamenti da affrontare ogni mese, dunque, ci sono, per la famiglia Quarta, anche le "bollenti" bollette dell'Enel ed Enel Gas. "Se mi staccano la luce o il metano - dice papà Antonio - i miei figli muoiono", e in mano l'uomo stringe l'ennesima 'bolletta d'orò: l'importo ammonta a 433 euro per la fornitura di energia elettrica nel bimestre febbraio-marzo 2012 e gli arretrati ammontano a 4.500 euro. Antonio Quarta è stato costretto a chiudere la sua carrozzeria molti anni fa per dedicarsi completamente all'assistenza dei suoi figli e anche mamma Adele non ha tempo per lavorare. Per loro è impossibile quindi poter assolvere, nei termini stabiliti dalle scadenze, al pagamento delle bollette, soprattutto se l'erogazione dei contributi e sostegno economici previsti dalla legge non arrivano. "La mia vita è questa. Dormo un paio di ore a notte, non di più perché i miei ragazzi - dice ancora papà Antonio - hanno bisogno di un'assistenza continua e anche quando dormo sono agitato perché ho paura che abbiano bisogno di qualcosa e che nessuno se ne accorga". Sergio e Marco "si vogliono un mare di bene, ci vogliamo tutti molto bene, ma purtroppo - conclude papà Antonio - l'amore non basta per riuscire ad andare avanti".

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