Tensione a Pescara ultra' contro i rom
Corteo bloccato, puntava verso quartiere Rancitelli
06 maggio, 19:43
di Luca Prosperi
A Pescara esplode la rabbia contro la comunità rom dopo l'omicidio dell' ultrà Riccardo Rigante e l'arresto del presunto responsabile, Massimo Ciarelli, zingaro di 29 anni, consegnatosi ieri dopo alcuni giorni di latitanza. "In pochi giorni ho perso due chili", ha confessato un alto rappresentante delle forze dell'ordine. Traduzione: la tensione é alta, il pericolo è rosso. In mattinata, con le forme quasi di una spedizione punitiva, un minaccioso corteo di 300 ultras pescaresi, con evidente infiltrazione di Forza Nuova guidata dal candidato sindaco a Montesilvano (Pescara) Marco Forconi, si stava dirigendo verso il quartiere rom di Rancitelli, ed è stato fermato all'ultimo momento proprio dai capi ultras e dal gemello della vittima, Antonio. Polizia in stato di massima allerta e ben consapevole della situazione. I rom stanno andando via impauriti dalla città - lo ha confermato il questore Paolo Passamonti - e hanno paura, comunità spaccata dopo l'ennesimo fatto di sangue di cui si è resa protagonista. Le forze dell'ordine sanno bene che il rischio non è tanto quello del blitz antirom, ma quello della faida.
Anche loro hanno ascoltato bene la rabbia della manifestazione sotto al Comune, con oltre 500 pescaresi, non solo ultras, ma anche gente dei quartieri proletari della città, quelli che più di tutti pagano la presenza e la convivenza malavitosa dei rom. Tensione che si tocca con mano: cori violenti contro gli zingari, rabbia contro l'impunità e la prepotenza, specie in una città con tanti guai. E a farne le spese è stato il sindaco Luigi Albore Mascia, supercontestato dalla piazza come emblema di una autorità che latita. "Abbiamo chiesto le istituzioni, dove sono le istituzioni?", hanno infatti urlato più volte i manifestanti. A nulla è valso per ora l'arresto ieri del presunto assassino, Massimo Ciarelli. Quando è stato preso all'autogrill di Francavilla (Chieti) ha mormorato solo "E' il mio ultimo giorno da uomo libero", poi si è chiuso in un silenzio assordante anche davanti al pm Salvatore Campochiaro nel primo interrogatorio. E in silenzio, ecco la denuncia forte della Mobile, per ora ci sono anche i compagni della vittima, che pur sapendo i nomi dei complici di Ciarelli, finora non ne hanno denunciato apertamente la presenza. "Chi sa, parli". ha infatti detto senza mezzi termini il capo della Mobile di Pescara Pierfrancesco Muriana, perché "noi i nomi li sappiamo tutti - ha poi confermato Muriana - e sono sei persone: ora ci aspettiamo che chi era presente confermi anche a noi questi nomi, anche per un atto di giustizia nei confronti di Domenico Rigante". Perché nei quartieri malfamati di Pescara la parola faida la conoscono ed è per questo che regna la paura.








