PROFILO: Angelotti, il 'traditore' di De Pedis
28 aprile, 20:36ROMA - Di Enrico De Pedis, il boss della banda della Magliana seppellito (ancora per poco) nella basilica romana di Sant'Apollinare, Angelo Angelotti era amico. E, di lui, 'Renatino' si fidava. Al punto che non sospetto' nulla quando Angelotti - il bandito ucciso oggi durante una rapina a Roma, a 62 anni - lo attiro' nell'agguato che gli costo' la vita in via del Pellegrino, nel centro storico della Capitale. Questa, almeno, la ricostruzione giudiziaria dell'uccisione di De Pedis, il 2 febbraio 1990, avvenuta nell'ambito di un regolamento di conti tra esponenti della banda. Angelotti, accusato appunto di aver fatto da esca, attirando il capo dei 'Testaccini' nella trappola mortale di Campo de' Fiori, venne condannato, ma ha sempre negato di essere stato lui a tradire, di essere un ''infame''. Nella banda della Magliana, Angelotti, nato e cresciuto nella periferia romana di Tor Marancia, ha percorso buona parte della sua 'carriera', ma la sua ascesa data intorno alla fine degli anni '80 quando, insieme a Marcello Colafigli, il boss si contrappose ai 'testaccini', accusati di non averli aiutati durante il periodo di detenzione. Una contrapposizione che sfocio', appunto, nell'uccisione di De Pedis con un colpo di pistola. In quel contesto criminale Angelotti ha operato anche dopo che la banda venne di fatto smantellata in seguito alle operazioni di polizia, soprattutto quella denominata 'Colosseo', nel 1993. Proprio in quell'anno le cronache parlano di Angelotti come del capo di un'organizzazione che acquistava eroina da famiglie della 'ndrangheta in Calabria e la spacciava tra le borgate a sud di Roma, mentre nel '94 viene arrestato per un narcotraffico internazionale in cui furono coinvolti anche tre ex terroristi neri dei Nar. Il 14 dicembre '98 viene arrestato di nuovo: forse voleva fuggire in Sudamerica alla vigilia della prevista conferma in Cassazione della sentenza di condanna a 30 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di droga e omicidio. Pochi mesi dopo, nell'aprile '99, gli viene contestata anche l'uccisione di Roberto Abbatino, fratello di Maurizio, l'allora capo indiscusso della banda della Magliana, ammazzato con 35 coltellate nel marzo 1990 sulle sponde del Tevere. Gli investigatori pensarono subito ad una vendetta trasversale nel corso della guerra scoppiata all'interno della banda per designare il nuovo capo. Un'inchiesta della Dda di Roma conclusa nel novembre 2001 sanci' il ruolo di Angelotti, insieme ad altre persone, nella cosiddetta ''nuova banda della Magliana'', risorta dalle ceneri del vecchio gruppo criminale e attiva tra il '98 e il '99: avrebbe organizzato un'associazione per delinquere che si occupava di usura e gioco d'azzardo per reinvestire successivamente i proventi nel traffico di droga.






