Da Montedison a Parmalat, chi è Enrico Bondi
30 aprile, 20:25
ROMA - Prima la chimica e l'energia, poi itelefoni, le polizze, quindi il latte e lo yogurt. E ora ilcompito di passare al setaccio i conti pubblici perrazionalizzare la spesa pubblica per beni e servizi. EnricoBondi, l'uomo candidato al ruolo di commissario straordinarioper la spending review, vede cosi' confermata ancora una voltala sua fama di risanatore, prima dei grandi gruppi italiani, eora del bilancio pubblico. Vicino allo sbarco in Fiat alla fine del 2002, prima c'erastata la breve permanenza (terminata a febbraio 2003) alla guidadi Premafin e della Sai, impegnata nella fusione con Fondiaria.
Da Salvatore Ligresti, Bondi era stato chiamato nell'agosto2002, quando aveva lasciato dopo 13 mesi l'incarico diamministratore delegato in Olivetti-Telecom, voluto da MarcoTronchetti Provera a seguito dell'acquisto del controllo daRoberto Colaninno ed Emilio Gnutti. Laureato in chimica, 78 anni, Bondi ha sempre mantenuto unbasso profilo con poche esternazioni alla stampa. Alto, magro,riservato, si e' spesso presentato come ''un chimico, nonesperto di scienze economiche''. E proprio nella chimica, quelladi Montedison, ha giocato quella che e' stata, insieme aParmalat, la sua sfida piu' importante. Dopo un passato allaSnia e alla Gilardini (allora della Fiat) fu chiamato da EnricoCuccia a salvare la societa' di Foro Bonaparte sull'orlo dellabancarotta per il crac Ferruzzi. Lontano dai riflettori, inperfetto stile Mediobanca, Bondi risale la voragine dei contifallimentari. ''Ci sono riuscito - spiego' poi - facendo riferimento alle'Lezioni Americane' di Italo Calvino, da cui ho tratto,coniugandoli nella gestione aziendale, i valori dello scrittoreper il nuovo millennio: leggerezza, rapidita', sensodell'equilibrio, visibilita' e coerenza''.
Tutti valori che gliserviranno quando confermato come commissario per la spendingreview. Nel dicembre 2003, dopo aver orientato Montedison versol'energia, approda in Parmalat come commissario straordinariodopo il crack del gruppo alimentare, che lascia nel luglio 2011dopo l'Opa dei francesi di Lactalis: ''Non sono riuscito a fareil salto di qualita', e' una sconfitta'', ammette lasciandoCollecchio per l'ultima volta dopo anni di battaglie legali eazioni risarcitorie a danno delle banche creditrici del gruppo,fra cui alcuni colossi mondiali. In dote lascia un cuscino diliquidita' da 1,4 miliardi di euro, dopo aver ereditato un bucoda circa 14 miliardi. A ulteriore testimonianza della sua famadi risanatore dei conti.







