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Da Gianni ad Andrea, bianconeri da sempre

05 maggio, 16:47
Il presidente della Juventus Andrea Agnelli prima della partita Parma-Juventus allo stadio 'Tardini' di Parma il 15 febbraio 2012 Il presidente della Juventus Andrea Agnelli prima della partita Parma-Juventus allo stadio 'Tardini' di Parma il 15 febbraio 2012
Da Gianni ad Andrea, bianconeri da sempre

Passerà alla storia bianconera come il più giovane presidente scudettato: Andrea Agnelli, 36 anni, insediato il 19 maggio 2010, al suo secondo scudetto. Andrea Agnelli ha rivitalizzato l'orgoglio del tifosi, esponendosi in una battaglia dura e rischiosa contro la Federazione.

Già pochi giorni prima del suo insediamento ufficiale, il 10 maggio 2010, aveva firmato l'esposto per revocare lo scudetto 2006 assegnato a tavolino all'Inter. Dopo la relazione del pm Palazzi, che aveva ravvisato estremi di comportamento antisportivo anche per l'Inter, coperti però da prescrizione, Agnelli era partito deciso per la missione. Era solo l'inizio di quella battaglia, che avrebbe vissuto oltre un anno di ricorsi a tutte le istituzioni preposte. L'istanza bianconera veniva ufficialmente respinta nel luglio 2011 e di qui partiva l'ultima e più clamorosa parte della campagna alla ricerca della giustizia, la minaccia di richiesta provocatoria di una richiesta danni di 444 mln. 

Sempre presente allo stadio (passerà alla storia come il presidente che ha inaugurato quello bianconero e come il primo di un club con un impianto di proprietà), anche in trasferta, quasi sempre presente a Vinovo nelle settimane importanti, non si è fatto mancare anche risposte al veleno a Inter e Milan, quando chiamato in causa, mantenendo però sempre uno stile degno dei suoi predecessori. Quando Conte è stato chiamato in causa nel Calcioscommesse, non ha esitato a difenderlo, spendendo parole lusinghiere nei suoi confronti e rivelando anche l'esistenza di un rapporto quasi fraterno con il dipendente di cui va più fiero.

La maturazione pubblica di Andrea Agnelli ha fatto passi da gigante in questi tre anni: chi lo ricordava come un giovane titubante e molto prudente nel rispettare gerarchie e nell'entrare nell'ambiente complesso del calcio, non lo riconosce più. Oggi è un dirigente autorevole, con idee chiare e senza timori reverenziali, custode di una visione moderna del calcio business, ma al tempo stesso di valori dello sport antichi e profondi.

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