RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA
di Stefano Polli
Un voto contro il rigore e le politiche di 'Merkozy', che cambierà la strada futura dell'Europa con una nuova forte attenzione alle politiche per la crescita ma che crea anche nuove forti paure per il caos greco e per le conseguenze che potrebbe avere su tutta l'Europa. Un voto che potrebbe anche dare un ruolo più forte di mediazione all'Italia di Mario Monti. Il voto presidenziale in Francia e quello legislativo in Grecia si abbattono come un terremoto sull'Europa fiaccata dalla recessione e dalla crisi economica, confermano la rabbia e il disorientamento degli elettori europei. Sono risultati che danno indicazioni chiare ai leader del Vecchio continente, ma lasciano anche spazio a nuovi timori, a cominciare dal destino incerto che aspetta una Grecia sempre più sull'orlo del baratro. La notizia che cambia in maniera decisiva gli equilibri interni dell'Europa è quella dell'arrivo all'Eliseo di Francois Hollande. Da domani mattina tutto è destinato a cambiare nel dibattito polemico e angosciato su austerità e rigore. Il nuovo inquilino dell'Eliseo non vuole rompere con Angela Merkel, non vuole rinunciare al Fiscal compact. Ma vuole che l'Europa lavori in maniera più efficace e convinta sul versante della crescita. E sarà così. Il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle ha detto oggi che è intenzione tedesca mettersi subito al lavoro per aggiungere al fiscal compact un patto per la crescita e per aumentare la competitività. La posizione di Hollande non dispiace all'Italia. Il presidente del Consiglio Mario Monti è uno dei fautori e dei firmatari della lettera dei Dodici a Bruxelles per una maggiore attenzione alla crescita e Roma potrà avere un ruolo di mediazione importante fra Parigi e Berlino. I rapporti con Angela Merkel sono buoni e sarà necessario lavorare per trovare velocemente nuovi equilibri interni in Europa, per coniugare rigore e sviluppo e, soprattutto, per determinare con chiarezza quale deve essere la strada da seguire per arrivare alla crescita, fra tante proposte diverse: riforme strutturali e più competitività o un ruolo più forte dello Stato con qualche venatura keynesiana. Sicuramente anche a Washington, alla Casa Bianca e al Fondo monetario internazionale, guardano con soddisfazione agli esiti del voto francese. La politica del rigore non è mai piaciuta né a Barack Obama né a Christine Lagarde, che adesso potranno trovare una sponda nuova in Europa. L' Europa che comincia a percorrere la nuova strada della crescita trema però guardando ai risultati del voto greco che registrano un boom dei partiti antiEuro, a cominciare dai neonazisti di Alba Dorata che, per la prima volta, entrano in Parlamento. La rabbia degli elettori greci ha partorito una frammentazione senza precedenti e un indebolimento forte della coalizione che ha guidato il Paese in questi mesi di crisi, con un crollo verticale del Pasok, diventato il terzo partito, dietro i comunisti di Syniza. Difficile prevedere i destini della Grecia dove il 40 per cento dei cittadini, affaticati e delusi, hanno deciso di non andare a votare. Il destino della Grecia, però, è anche il destino dell'Europa e nei prossimi giorni gli occhi dell'Europa saranno divisi tra Parigi e Atene, nella consapevolezza che nuove indecisioni greche si ripercuoterebbero subito sui già fragili equilibri europei. L' Europa inizia da stasera una nuova strada. Dovrà percorrerla velocemente. La crisi non aspetta

