PALO ALTO, 21 APRILE 2011 - "Il mio nome è Barack Obama e sono quello che è riuscito a far mettere giacca e cravatta a Mark Zuckerberg'', il numero uno di Facebook, che non rinuncia però né ai jeans né agli sneakers d'ordinanza nella Silicon Valley. Poco dopo, prima di rispondere dalla sede di Facebook alle domande del villaggio globale più grande del mondo, Obama toglie la sua di giacca (e chiede a Mark, che non si fa pregare, di fare lo stesso), per insistere sul carattere amichevole ed informale dell'incontro, che punta a conquistare l'elettorato giovane, quello - in particolare - che non aveva votato alle presidenziali del 2008.
Riparte quindi dai social network che lo hanno portato alla Casa Bianca la campagna elettorale di Obama. In vista della sua rielezione alla presidenziali del 2012, Obama ha risposto alle domande del villaggio globale di 600 milioni di utenti di Facebook. Ma erano domande preselezionate dallo staff presidenziale, per evitare brutte sorprese come è già successo in passato, con un'orgia di domande sull'opportunità o meno di liberalizzare la marijuana. In molti ricordano una memorabile sessione su YouTube, che aveva provocato sudori freddi ai più stretti collaboratori di Obama. Per evitare il rischio di una deriva sulle 'canne', è stato decisa una sorta di censura preventiva. Non c'era la possibilità infatti di esprimere apprezzamento (con il pollice su) sulle domande rivolte all'inquilino della Casa Bianca.
Parlando da Palo Alto in California, dal 'Town Hall' Facebook, cioé dal municipio del villaggio più grande del mondo, accanto a Zuckerberg che leggeva le domande, Obama ha affrontato temi soprattutto di economia e di lavoro. Il presidente ha anche parlato del problema casa, riconoscendo che pur essendo finita la crisi, il mercato immobiliare poco dinamico rappresenta ancora oggi una pesante zavorra.







