dell'inviato Francesco Grant
LONDRA - Il tempo passa ma non con tutti è spietato. Alle volte, come con Josefa Idem, ha la grazia di rimanere sospeso anche quando va scritta la parola fine. "Io piango, ma voi non siate tristi per me", dice da Londra lady Olimpiade, oramai 'divina' dello sport azzurro. Trattiene a fatica le lacrime ma è un attimo, quel che si apre non è solo un vuoto. Saluta tutti con la sua ultima finale, quinto posto dietro ad avversarie che le potrebbero esser figlie o sorelle minori, a tre decimi da un bronzo che sarebbe stato da leggenda. La ragazza di Goch che a 24 anni voleva smettere perché non sopportava lo sport ha invece raddoppiato, sprintando fino ai 48. Non solo nella canoa, K1 cinquecento metri; in acqua come nella vita ha seguito traiettorie molto diverse da Schwazer, l'altra faccia della medaglia azzurra. "La Germania mi considerava un'atleta di scarto, un'anatra di piombo - racconta - L'Italia mi ha accolto, e sono arrivata fin qui. Peccato però, ho guardato il traguardo e mi sono distratta: non ho saputo cogliere l'attimo", dice dopo 8 edizioni dei Giochi, tutte da protagonista. Voleva salire davvero sul podio. Solo lei credeva davvero in quello che gli altri speravano, tifando per l'impresa e per il successo di una generazione tutta. Nell'Olimpo dello sport entra di diritto, per la longevità prima che per il palmares, peraltro eccezionale (un oro, due argenti, due bronzi). Più Merlene Ottey (7 volte ai Giochi) che Carl Lewis, figlio del vento che cominciò come lei nell'84' e diventò mito con nove ori, ma alla quarta corsa olimpica si fermò. A Josefa Idem un'altra medaglia d'oro, ancorché virtuale, l'ha però assegnata Gianni Petrucci arrivato a Eton Dorney per rendere omaggio alla donna e all'icona.
"Lei è la vera novità delle Olimpiadi", dice a fine gara. La novità è attraversare i Giochi più belli del mondo e insieme le epoche, di 4 anni in 4 anni, dall'84 fino a Londra 2012. Maradona sbarcava a Napoli, Craxi aboliva la scala mobile, e lei cominciava a collezionare medaglie, un bronzo a Los Angeles '84 per la Germania; ancora due finali della canoa tra Seul '88 e Barcellona '92, mentre Bertolucci vinceva 9 Oscar con l''Ultimo Imperatoré o in Italia il 'mariuolo' Mario Chiesa finiva in carcere. Altri quattro anni e arriva il bronzo, il primo azzurro, ad Atlanta in quel '96 in cui Bossi dichiara l'indipendenza della Padania. L'urlo dell'oro arriva a Sydney, "la mia Olimpiade più straordinaria, la medaglia più bella dopo sei ore di attesa al bacino per il troppo vento", racconta oggi sottolineando però che della sua carriera tiene tutto, vittorie e sconfitte. A seguire, i due argenti già incredibili di Atene - nel 2004 viene mappato il genoma umano - e poi a Pechino, un salto nel futuro. Fino a oggi, l'ultima volta olimpica. Un quinto posto che solo lei considera una piccola sconfitta personale. Tranne poi trasformarla subito in qualcosa di illuminante. "Spero possa essere un messaggio per tutti - racconta a fine gara, accerchiata anche dai media internazionali - Per i giovani, cui noi italiani non vogliamo troppo bene, ma anche per quelli della mia età, che alle volte si siedono e pensano sia finita". Può darsi non lo sia neanche per Josefa Idem ("é molto, molto improbabile che torni a gareggiare", dice, ma l'apertura è solo per gli assoluti di settembre a Milano); ma ora assicura che "il dolore che provoca l'allenamento" non gli mancherà. Stasera finalmente può fare shoppping con i figli e concedersi col marito-allenatore Guglielmo Guerini "un bel bicchiere di rosso, per troppo tempo negato. Finalmente faremo gli sposini". Ora arriva la vita. Al pensiero Josefa Idem piange, ma sono lacrime di felicità.