Ritorno in Giappone
In pellegrinaggio sul monte Koya, tra gli antichi templi per vivere come i monaci buddisti
20 febbraio, 00:05(di Ida Bini)
A due ore di treno da Osaka, nel Giappone centrale, ben lontano dall’epicentro del sisma che ha colpito il Paese quasi un anno fa, si arriva in provincia di Wakayama, nella grande penisola di Kii, la zona che si estende a sud-est e che si affaccia sull’oceano Pacifico. Qui, all’interno del Parco regionale di Koya-Ryujin, s’innalza il monte Koya, sede di alcuni tra i centri religiosi più importanti del Paese e di una delle due vie di pellegrinaggio che l’Unesco considera patrimonio dell’umanità: ascetica, misteriosa e nascosta tra le montagne - l’altra è quella storica, cristiana di Santiago de Compostela, in Spagna. Entrambe, mistiche in modo diverso, rappresentano un modo spirituale di viaggiare, di scoprire antiche civiltà e paesaggi suggestivi.
E’ affascinante la storia di questa regione, frequentata da sempre da asceti e monaci che vissero tra le sue montagne, non alte ma impervie, e che divennero presto un luogo sacro, simbolo dell’unione tra il divino e la natura. Oggi è percorsa da migliaia di giapponesi e stranieri, affascinati dalla sua bellezza e dalla spiritualità e cultura dei suoi monaci, presenti nei monasteri che ricoprono il territorio. Il monte Koya è il punto di partenza e d’arrivo della via di pellegrinaggio, lunga 22 chilometri, da percorrere a piedi o in funicolare.
Da fine marzo attraversare questi paesaggi significa scoprire un paradiso in fiore, quando i ciliegi e i peschi colorano di rosa montagne, giardini e vallate. Tra il verde dei campi e il rosa pallido dei fiori spicca lo zafferano delle tonache dei monaci e il rosso laccato dei templi buddisti. Fu proprio la bellezza di queste montagne, selvaggia e lieve allo stesso tempo, a incoraggiare il culto di adorazione della natura da parte degli Yamabushi, monaci asceti giapponesi, un po’ sciamani e un po’ samurai, che tra l’VIII e il XIX secolo vivevano come eremiti tra le montagne e che un’antica tradizione considerava guerrieri invincibili. Da secoli gli Yamabushi, letteralmente coloro che si nascondono tra le montagne, praticano la dottrina Shugendō, un’antica religione che unisce elementi buddhisti, scintoisti e taoisti e che si basa per lo più su prove di resistenza fisica.
Per scoprire la loro affascinante cultura, oltre a un paesaggio impareggiabile, è necessario arrivare a 900 metri d’altezza sul monte Koya, dove sorge il complesso monastico di Kongobu-ji (www.koyasan.or.jp/english), eretto nell’816 dal monaco Kukai, conosciuto anche con il nome di Kobo-Daishi, fondatore della scuola esoterica Shingon che qui - e nei 3600 templi presenti in tutto il Paese – è ancora praticata. Il monastero, immerso in un ambiente sereno e con una natura rigogliosa e pura, è una delle mete di pellegrinaggio più antiche e frequentate del Giappone che raccoglie ben 120 templi da visitare, 53 dei quali sono diventati shukubo, templi buddisti che ospitano i pellegrini e i viaggiatori e oggi anche i visitatori stranieri. Alloggiando nei templi si vive a contatto con i monaci: ci si sveglia all’alba, si prega, si praticano sport e si mangia la loro cucina vegetariana Shojin Ryori. E’ un’esperienza unica, intensa, spirituale.
Il tempio di Kongobu-ji, oltre a essere il più grande, è celebre per i suoi prestigiosi dipinti su fusuma (porte a scorrimento) e per il giardino di Banryu-tei, il più grande in pietra del Giappone, con due dragoni formati da 140 pezzi di granito blu e sabbia bianca, posti a guardia del santuario. E’ possibile anche percorrere i Kumano Kodo, i sentieri di pellegrinaggio, che da secoli si snodano nel cuore della montagna. Le strade sacre collegano il grande complesso monastico del monte Koya ai Kumano Sanzan, le tre montagne sacre di Kumano, situate a sud, che ospitano importanti templi scintoisti - il santuario Kumano Hongu, il principale della zona, il santuario Kumano Nachi e Kumano Hayatama - e buddisti come il Seiganto-ji e il Fudarakusan-ji.
Lungo il cammino è possibile purificare, oltre allo spirito, anche il corpo grazie alla presenza di numerose fonti termali naturali, le onsen, che offrono cure e relax durante tutto l’anno. Sono tantissime, d’origine vulcanica, ognuna con caratteristiche diverse: le fonti d’acqua calda del fiume Kawayu; le sorgenti di Wataze Onsen tra le montagne; le Ryujin Onsen, vicino alla città di Tanabe; le fonti termali di Shirahama, una delle più antiche, e Nachikatsuura, a ridosso del mare. Tutte si trovano immerse in paesaggi stupendi e da sempre attirano per la purezza e per le proprietà curative delle loro acque. Le fonti più insolite sono le Yunomine Onsen, che sorgono vicino al santuario Kumano Hongu, e che vantano una storia di 1.800 anni: documenti storici testimoniano che in passato, per i riti di purificazione, i pellegrini si immergevano nelle sue acque, che cambiavano colore sette volte al giorno.









