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Un pieno olio in mare inquina area come un campo di calcio
Consorzio Oli usati, 90% rigenerato in Italia ma ancora rischi
31 luglio, 18:12 (ANSA) - ROMA, 31 LUG - Piccoli diportisti o automobilisti
che si disfano del cambio di lubrificanti usati dei loro veicoli
e imbarcazioni in mare o lungo corsi d'acqua, oltre a rischiare
un'ammenda, generano rifiuti altamente pericolosi. ''Se versati
in acqua, quattro chili di olio usato possono inquinare una
superficie grande come un campo di calcio. I lubrificanti usati,
se eliminati in modo scorretto o impiegati in mondo improprio,
possono trasformarsi in un potente agente inquinante che
distrugge per asfissia flora e fauna marine''. A lanciare il
grido d'allarme e' il Consorzio obbligatorio degli oli usati
(Coou): e' sbagliato pensare che piccole quantita' di olio
provochino poco inquinamento.
In 28 anni di attivita' del primo ente ambientale nazionale dedicato alla raccolta differenziata, ha detto il direttore Strategie, Comunicazione e Sistemi del Coou, Antonio Mastrostefano, alla conferenza stampa di bilancio della Goletta dei laghi di Legambiente, quasi il 90% (88,6%) dell'olio raccolto dal consorzio e' stato classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti, mentre il 10,8% e' stato avviato a combustione in appositi impianti, quali ad esempio i cementifici. ''In Italia - ha precisato Mastrostefano - fabbrichiamo lubrificanti, ma anche gasoli e bitumi, da quasi 200mila tonnellate di rifiuti (oli usati). E il riutilizzo dell'olio usato ha consentito un risparmio complessivo sulle importazioni del Paese di quasi 2,9 miliardi di euro''. Un primato nazionale che vede la percentuale degli oli rigenerati in Italia (88,6%) nettamente superiore alla raccolta in Germania (26%) e Francia (44%). Un buon risultato che tuttavia non soddisfa il Coou: ''quel 5% di oli usati non raccolti per la rigenerazione, circa 8 mila tonnellate - ha detto Mastrostefano - se dispersi in acqua, dove come e' noto non si sciolgono ma si espandono (a macchia d'olio, appunto), puo' danneggiare uno specchio d'acqua ampio 4-5 volte la superficie del Lago di Garda. Questi rifiuti pericolosi provengono per lo piu' dal settore industriale, e dal 'fai da te' in autotrazione, nautica ed agricoltura. E non aiuta la carenza di isole ecologiche nei porti, postazioni che andrebbero gestite e sorvegliate dalle Autorita' portuali, ma che raramente trovano imprese interessate, forse a causa delle gravi responsabilita' penali nei casi di inefficacia''. Al numero verde istituito dal Consorzio, 800 863 048, i consigli per il cambio olio senza danni per l'epidermide e per l'ambiente.
(ANSA).
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In 28 anni di attivita' del primo ente ambientale nazionale dedicato alla raccolta differenziata, ha detto il direttore Strategie, Comunicazione e Sistemi del Coou, Antonio Mastrostefano, alla conferenza stampa di bilancio della Goletta dei laghi di Legambiente, quasi il 90% (88,6%) dell'olio raccolto dal consorzio e' stato classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti, mentre il 10,8% e' stato avviato a combustione in appositi impianti, quali ad esempio i cementifici. ''In Italia - ha precisato Mastrostefano - fabbrichiamo lubrificanti, ma anche gasoli e bitumi, da quasi 200mila tonnellate di rifiuti (oli usati). E il riutilizzo dell'olio usato ha consentito un risparmio complessivo sulle importazioni del Paese di quasi 2,9 miliardi di euro''. Un primato nazionale che vede la percentuale degli oli rigenerati in Italia (88,6%) nettamente superiore alla raccolta in Germania (26%) e Francia (44%). Un buon risultato che tuttavia non soddisfa il Coou: ''quel 5% di oli usati non raccolti per la rigenerazione, circa 8 mila tonnellate - ha detto Mastrostefano - se dispersi in acqua, dove come e' noto non si sciolgono ma si espandono (a macchia d'olio, appunto), puo' danneggiare uno specchio d'acqua ampio 4-5 volte la superficie del Lago di Garda. Questi rifiuti pericolosi provengono per lo piu' dal settore industriale, e dal 'fai da te' in autotrazione, nautica ed agricoltura. E non aiuta la carenza di isole ecologiche nei porti, postazioni che andrebbero gestite e sorvegliate dalle Autorita' portuali, ma che raramente trovano imprese interessate, forse a causa delle gravi responsabilita' penali nei casi di inefficacia''. Al numero verde istituito dal Consorzio, 800 863 048, i consigli per il cambio olio senza danni per l'epidermide e per l'ambiente.
(ANSA).












