Da potenziamento filiera piu'impulso a export
A Cibus convegno Cariparma con Istat, Nomisma e Federalimentare
14 maggio, 16:18Video
PARMA - Il settore agroalimentare mostra importanti segnali di ripresa grazie all'industria alimentare, ma e' necessario ripensare, potenziare e valorizzare la filiera interna, anche per dare maggiore impulso all'export. Il segnale arriva da Cibus, il salone internazionale dell'alimentazione di Parma, che ha ospitato il convegno organizzato dal gruppo Cariparma Credit Agricole, con la partecipazione degli analisti di Istat e Nomisma e del direttore generale di Federalimentare Daniele Rossi. Serve, dicono in coro, un nuovo 'patto di filiera' per l'Italia che comprenda tutti gli elementi che la compongono, compreso il settore creditizio, e che porti ad un rafforzamento delle relazioni tra agricoltura ed industria. Perche' in questo settore modernizzare significa rispondere alla richiesta di innovazione, fondamentale per aprire al 'Made in Italy' i mercati internazionali, in particolare a quelli emergenti.
Una filiera, quella agroalimentare, dai numeri importanti per l'economia italiana. Registra infatti un fatturato di 127 miliardi, nonostante una frammentazione del comparto agricolo con 1,6 milioni di aziende contro le 515mila di Francia o le 990mila della Spagna. In questo contesto le piccole e medie imprese sembrano essere quelle dotate dei migliori strumenti per affrontare una corretta strategia di export. Delle 3.700 aziende esportatrici di fascia medio-alta, oltre 1.500 sarebbero di piccola dimensione (10-49 addetti). Dato positivo, certo, ma Nomisma sottolinea come, nonostante la crescita dell'export, la bilancia commerciale resti negativa.
''Ecco allora la necessita' di un nuovo patto. - ha sottolineato Denis Pantini, responsabile area di ricerca agricoltura e industria alimentare di Nomisma - Sino ad oggi era stata in larga parte la convenienza economica a spingere le aziende agroalimentari a cercare le risorse in giro per il mondo. Oggi pero' nel mondo i prodotti cominciano a mancare e sono sempre piu' in mano a pochi operatori, che fanno salire il prezzo a livelli non piu' competitivi per le aziende italiane. In piu', non va dimenticato, la nostra e' un'agricoltura di qualita' e puo' rispondere alle esigenze della nostra industria''.
Nuova intesa fra comparto agricolo e industria, ma anche nuove imprese, piu' solide e piu' grandi. ''Il tema della crescita dimensionale, anche se se ne parla da almeno 50 anni, e' sempre piu' che mai attuale - ha aggiunto Pantini - La gran parte delle nostre imprese, viste le dimensioni, non puo' permettersi di fare presidio diretto nei mercati emergenti e lontani. In piu', i paesi dove maggiore potrebbe essere l'export, hanno ormai solo grandi catene distributive che richiedono un minimo di masse critiche di prodotti necessari per entrare che non puo' essere recuperato nel nostro sistema polverizzato''.
Questo pero' non vuole dire perdere la qualita' del piccolo produttore, del prodotto di nicchia. La risposta e' creare piattaforme, consorzi in grado di distribuire le eccellenze, comprese le dop e le igp. L'unione insomma fa la forza anche nei prodotti di qualita', ''perche' se le tradizioni legate al cibo devono continuare ad essere asset strategico per il settore - ha ribadito il direttore generale di Federalimentare, Daniele Rossi - occorre favorire l'accorpamento delle imprese, anche tramite l'innalzamento del tetto massimo per la defiscalizzazione delle operazioni risultanti da attivita' di mergers & acquisitions''.
Nella nuova filiera sempre piu' importante dovra' essere poi il ruolo del mondo creditizio. ''Dobbiamo offrire nuovi prodotti, ma soprattutto dialogare in modo diverso con i clienti - spiega Raphael Gay, responsabile direzione agroalimentare Cariparma Credit Agricole - Da parte nostra serve piu' informazione e piu' velocita' nelle risposte, soprattutto in quegli ambiti dove si possono aprire nuove opportunita' di business. Penso, ad esempio, alla bioenergia. In un sistema italiano dove l'energia ha un prezzo decisamente piu' elevato che in altri paesi una banca, come la nostra, ha anche il dovere di informare attraverso workshop e finanziamenti specifici di queste nuove opportunita'''


















