Arriva Gran Prato, pane di Prato a Km0
Pressing per ottenere il riconoscimento di ''distretto toscano del biscotto''
23 luglio, 15:54Tutto è pronto per i lancio a settembre di Gran Prato, il pane di Prato a km 0: dal grano alla bozza, tutto made in Prato.
Il pane pratese fin dall’antichità era apprezzato e richiesto in tutta la Toscana. Si racconta che fosse un fornaio di Porta Santa Trinità, sulle mura più esterne della città, il fornitore della villa medicea di Poggio a Caiano quando vi dimoravano i Medici.Il dotto pratese Giovanni Miniati, nella sua Narrazione e disegno della terra di Prato di Toscana del 1596, racconta che al mercato della Serenissima a Firenze i venditori ambulanti di pane e salumi reclamizzavano i prodotti con le grida: Prato! Prato! Prato! a significare la loro notorietà
. “Sostenere e mantenere sul territorio pratese una attività agricola efficiente sul piano economico e protagonista nel mercato locale”, questo, secondo David Fanfani, l’obiettivo del progetto.“Con Gran Prato si dà certezze a chi consuma e, al tempo stesso, si mettono a valore le aree a seminativo presenti nel territorio della piana pratese che superano i 3000 ettari”, ha messo in evidenza Maurizio Fantini. La filiera corta locale delle produzioni cerealicole ed in particolare del pane, è in grado di incontrare la crescente domanda di qualità alimentare espressa dai consumatori. Il progetto, che secondo Francesca Grillo di Confartigianato “ha il merito di coniugare innovazione tradizione”, si fonda su un ferreo accordo di filiera che individua requisiti produttivi fondamentali ed irrinunciabili: il grano utilizzato per la produzione di pane e farina deve provenire dal territorio provinciale pratese; la produzione agricola deve rispettare un disciplinare definito - con la consulenza di esperti del comitato tecnico scientifico dell’ associazione - sulla base di buone pratiche agronomiche rispettose di requisiti ambientali, riducendo al minimo apporti chimici e orientandosi anche a pratiche biologiche; macinatura e trasformazione devono rispettare anch’esse requisiti qualitativi finalizzati a mantenere le caratteristiche del grano originario, in particolare tramite l’impiego di lieviti madre e lievitazione naturale; il prezzo al consumo deve essere in grado di raggiungere un equilibrio fra adeguata remunerazione dei partecipanti alla filiera, requisiti qualitativi del prodotto e adeguatezza del prezzo medesimo per i consumatori; trasparenza e controllo costante del mantenimento dei requisiti dell’accordo fra i vari partecipanti.
Siamo adesso nella fase di start-up. Si prevede poi di aprire l’accordo di filiera ad altri soggetti agricoli e artigianali. L’accordo di filiera prevede infine un progressivo miglioramento della qualità produttiva, in particolare di quella cerealicola. Anche introducendo la coltivazione di grani tradizionali (Verna, Gentile Rosso, Sieve, Senatore Cappelli, etc.) che bene si coniugano con pratiche di tipo biologico ed obiettivi di salubrità e sicurezza alimentare:
Dal salato al dolce, la citta' toscana punta al rilancio e fa pressing per ottenere il riconoscimento di ''distretto toscano del biscotto'' e l'indicazione geografica protetta bel il biscotto di Prato. Il biscotto di Prato e i suoi produttori – sostenuti con determinazione dalla Provincia e da Confartigianato - non si arrendono e fanno pressing sulla Regione perché dia il via libera alla nulla osta che di fatto sancisce l’avvio del riconoscimento del marchio Igp, dopo che lo stesso nulla osta è stato riconosciuto al “cantuccio toscano” su richiesta di un Consorzio di produttori.
Nei giorni scorsi c’è stato un incontro in Regione con l’assessore Gianni Salvadori, che si occupa anche dei prodotti tipici, chiesto proprio dalla Provincia. L’assessore alla Promozione e Turismo, Antonio Napolitano, insieme ai vertici toscani e pratesi di Confartigianato – presenti rispettivamente i direttori Pierluigi Galardini e Luca Galli – con Francesco Pandolfini (presidente del Consorzio che raccoglie i produttori del biscotto di Prato) il presidente del Consorzio pasticceri pratesi Massimo Peruzzi, il vicepresidente nazionale dell’Accademia Pasticceri Paolo Sacchetti, Daniele Luconi della pasticceria Victory e Tiziana Falorni del Forno Steno, hanno chiesto che gli uffici regionali accelerino le pratiche per l’ottenimento del nulla osta dell’Igp.
“Siamo decisi a far valere le nostre ragioni. L’eccellenza e il valore della nostra produzione vanno difesi”, sostiene l’assessore Napolitano e aggiunge: “Non si tratta di fare la guerra a nessuno. C’è spazio per le diverse specificità territoriali. Proprio per questo ho voluto questo incontro con l’assessore regionale”. “Si tratta di due prodotti simili ma con caratteristiche diverse – dice Peruzzi parlando di cantucci toscani e pratesi – e nulla vieta, come ha proposto l’assessore, che possano trovarsi sinergie per promuoverli insieme sui mercati”.
Dall’assessore regionale è arrivato l’impegno per seguire da vicino il percorso verso l’IGP del biscotto di Prato. Salvadori ha parlato con chiarezza della rilevanza anche economica “del distretto toscano del biscotto, dove Prato deve vedere riconosciuto il suo ruolo”.
La richiesta di riconoscimento dell’IGP, completa della necessaria documentazione che prevede tra l’altro un disciplinare di produzione e una relazione storica sul prodotto, è stata presentata alla Regione dal Consorzio per la valorizzazione dei Biscotti di Prato esattamente un anno fa, nel luglio 2011.
















