Percorso:ANSA > Scienza&Tecnica > Terra &Poli > L'ultimo tramonto in Antartide

L'ultimo tramonto in Antartide

Il sole si riaffaccerà solo in settembre

11 maggio, 20:25
l’ultimo tramonto nei pressi della base italo francese Concordia (Fonte: ESA–A. Kumar) l’ultimo tramonto nei pressi della base italo francese Concordia (Fonte: ESA–A. Kumar)

L'ultimo tramonto in Antartide ha salutato i ricercatori italo-francesi della base italo-francese Concordia, che rivedranno la luce del solo solo fra quattro mesi. Sta per iniziare infatti il buio inverno antartico e  i ricercatori continueranno a lavorare nella base, per molti aspetti simile ad una stazione spaziale, ma il periodo di oscurità prolungata sarà l'occasione per osservare come l'organismo reagisce a questa condizione.
Come ogni anno, anche in questo inverno, l'Agenzia Spaziale Europea (Esa), finanzia una ricerca da condurre nella base Concordia per studiare gli effetti a lungo termine dell'isolamento che in inverno diventa maggiore. Durante l'inverno infatti non possono essere trasportati rifornimenti alla base e nessuno può lasciarla, neanche in caso di emergenza, così i ricercatori devono essere in grado di risolvere ogni problema deve essere risolto da soli. In più in prossimità della base, che si trova a 3.200 metri sul livello del mare, in questo periodo le temperature scendono fino a 80 gradi sotto lo zero.
Condizioni che somigliano a quelle di una lunga missione umana nello spazio, per esempio un viaggio verso Marte. In questo senso infatti la stazione Concordia, alla quale l'Italia partecipa con il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra),  è quanto di più vicino possa esserci sulla Terra a una missione interplanetaria.
''L'ambiente è un continuo stress e pone sfide a tutti i partecipanti coinvolti'', ha rilevato il coordinatore del progetto Oliver Angerer, dell'Esa. ''Stiamo osservando – ha aggiunto - il modo in cui i ricercatori vivono questo ambiente, in particolare per quanto riguarda il sonno. L'altitudine elevata della base Concordia è già possibile che influenzi la qualità del sonno''. Senza la luce solare, ha osservato, “diventa ancora più difficile mantenere i ritmi normali del corpo e per esempio impegni sociali come la prima colazione e la cena diventano importanti indicatori di quando andare a dormire e quando stare svegli''.
L’Esa ha finanziato le ricerche mediche di Alexander Kumar, che sta monitorando l'attività cerebrale dei suoi colleghi durante le ore di sonno. Il ricercatore sta anche prendendo campioni di saliva per tracciare i livelli degli ormoni del sonno, quali melatonina e cortisolo. In più test cognitivi come alcuni giochi che si trovano in commercio stanno testando le prestazioni dei ricercatori e sarà interessante osservare se le prestazioni cadranno appena il Sole diventerà solo un ricordo.
 
 

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA