‘Una missione congeniale a mio nonno’
Parla il nipote del ragazzo via Panisperna che fondò l’Esa
23 marzo, 15:37E’ contento che sia dedicata a suo nonno, il fisico Edoardo Amaldi, una missione come quella della terza navetta automatica europea: ‘’sarebbe soddisfatto di vedere il suo nome associato ad una missione tecnologica cosi’ originale e frutto di una grande collaborazione’’, osserva il nipote di Edoardo Amaldi, che ha il suo stesso nome.
‘’Mio nonno mi aveva raccontato di questo posto’’, dice riferendosi al Centro Spaziale della Guyana. Amaldi lo aveva visitato nel luglio 1985, per assistere al lancio di Giotto, la sonda che avrebbe incontrato la cometa di Halley. ‘’Per lui era stata un’esperienza unica, soprattutto perche’ vi vedeva il risultato di un grande sforzo di collaborazione’’.
A quasi 30 anni di distanza, il nipote di Amaldi e’ venuto ad assistere al lancio della navetta-robot europea che l’Esa ha voluto dedicare al fisico italiano che e’ stato uno dei suoi fondatori. Allo spazio, Amaldi era arrivato seguendo un cammino partito dal celebre gruppo di via Panisperna e che lo aveva portato a voler costruire l’Europa dello spazio con l’Esa come quella della fisica con il Cern, seguendo il filo rosso della collaborazione. ‘’Voleva fare qualcosa soprattutto su scala europea, per evitare che i ragazzi piu’ bravi si trasferissero all’estero’’, osserva. ‘’Sono contento di essere qui, soprattutto se penso all’entusiasmo e all’energia con le quali ha lavorato alla ricerca della collaborazione a livello internazionale’’, aggiunge Edoardo Amaldi, figlio di Ugo Amaldi, docente di Ingegneria matematica al Politecnico di Milano. Anche lui ha seguito la carriera scientifica, anche se nessuno in famiglia lo ha mai condizionato in questo senso. ‘’Al di la’ della scienza, quello che gli interessava piu’ di ogni altra cosa – spiega - era l’impegno nel raggiungere gli obiettivi prefissati. Ma chiaramente sono cresciuto respirando una certa aria, dove la scienza era di casa’’, aggiunge.
Per lui, prosegue Edoardo Amaldi riferendosi ancora al nonno, ‘’la scienza era come una corsa a staffetta, dove ogni ricercatore passava al successivo il testimone’’ e ‘’ricordo – aggiunge – che diceva sempre di essere stato molto fortunato’’. Ma la curiosita’ scientifica era cosi’ forte che ogni tanto lo portava a immaginare come sarebbe cambiato il modo di li’ a 30 anni: ‘’avrebbe voluto conoscere i progressi che sarebbero stati fatti’’. E a quasi 30 anni dalla sua visita alla base della Guyana, e’ stata lanciata una navetta automatica che porta il suo nome e che da sole si aggancera’ alla Stazione Spaziale.
























