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Il primo Dna riscrivibile, come un Dvd

Una memoria da caricare nelle cellule viventi

22 maggio, 13:44
Le provette che contengono il Dna riscrivibile, chiamato Rad (fonte: Norbert von der Groeben/ Stanford University Medical Center)    Le provette che contengono il Dna riscrivibile, chiamato Rad (fonte: Norbert von der Groeben/ Stanford University Medical Center)

E' stato realizzato un frammento di Dna che funziona come un Dvd riscrivibile: si può utilizzare infatti come memoria riscrivibile per immagazzinare le informazioni nelle cellule viventi. Il lavoro, pubblicato sulla rivista dell'Accademia di Scienze Americana (Pnas), si deve a un gruppo di ricerca coordinato da Drew Endy, dell'università californiana di Stanford.

Il sistema si chiama ''Rad'' (recombinase addressable data module) ed è in grado di immagazzinare le informazioni in un cromosoma in modo reversibile. Secondo gli esperti potrebbe essere usato per monitorare la divisione cellulare e gli eventi di differenziazione negli studi sull'invecchiamento e sul cancro.

Controllando i tassi di sintesi e degradazione di due proteine, chiamate integrasi ed excisionasi, i ricercatori sono stati in grado di passare ripetutamente e in modo affidabile i dati registrati tra i due stati, ossia li hanno scritti e riscritt, in base all'orientamento del Dna.

L'elemento di memoria riesce a immagazzinare le informazioni per più di 100 divisioni cellulari in assenza dell'espressione genetica e può essere ribaltato ripetutamente senza compromettere le prestazioni. A causa della sua natura riscrivibile, gli autori propongono che un modulo Rad possa aiutare a registrare gli stessi segnali su più occorrenze, una caratteristica necessaria per seguire molti eventi ripetitivi come la divisione cellulare.
Ad esempio, utilizzando il Dna riscrivibile i ricercatori hanno potuto contare quante volte una cellula si divide. Possibilità come quese potrebbero permettere, in futuro, di 'riprogrammare' le cellule prima che diventino cancerose.
Nel mondo dell'informatica il lavoro potrebbe invece costituire la base delle memorie non volatili, sistemi che permettono di archiviare i dati senza dispendio di energia.

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