Staminali salva-vista
Riparano la retina dei topi
19 aprile, 10:15Cellule staminali iniettate direttamente nella retina di topi hanno riparato un difetto che può causare la cecità. Il lavoro, descritto su Nature, si deve a un gruppo di ricerca britannico dell'University College London e potrebbe aprire le porte alla possibilità di utilizzare questa per riparare lo stesso difetto nell'uomo.
I ricercatori hanno iniettato cellule prelevate da giovani topi in buona salute direttamente nella retina di topi adulti che avevano perso la funzionalità dei bastoncelli fotorecettori. La perdita di queste strutture è una causa di cecità in molte malattie dell'occhio umano, come la degenerazione maculare collegata all'età, la retinite pigmentosa e la cecità collegata al diabete. Negli occhi ci sono due tipi di fotorecettori: i bastoncelli e i coni.
Le cellule trapiantate sono progenitrici dei bastoncelli, importanti soprattutto per vedere nel buio ed estremamente sensibili ai bassi livelli di luce. Dopo un periodo compreso fra 4 e 6 settimane dal trapianto, le cellule trapiantate hanno cominciato a comportarsi come i normali bastoncelli ed hanno anche formato le connessioni necessarie per trasmettere le informazioni visive al cervello.
I ricercatori hanno quindi testato la vista dei topi trattati in un labirinto poco illuminato: i topi che avevano subito il trapianto sono stati in grado di utilizzare un segnale visivo per trovare rapidamente una piattaforma nascosta nel labirinto, mentre i topi non trattati sono stati in grado di trovare la piattaforma nascosta solo per caso, dopo un'ampia esplorazione del labirinto.
''Abbiamo dimostrato per la prima volta che i fotorecettori trapiantati sono in grado di integrarsi con successo con i circuiti esistenti e di migliorare la vista'', ha osservato il coordinatore del lavoro, Robin Ali. ''Siamo fiduciosi - ha aggiunto - che presto saremo in grado di replicare questo successo con i fotorecettori derivati da cellule staminali embrionali e di sviluppare la sperimentazione sull'uomo''. Tuttavia, ha concluso, ''ci sono ancora molti passi da fare prima che questo approccio possa essere disponibile per i pazienti. Potrebbe infatti portare a trattamenti per migliaia di persone che hanno perso la vista a causa di malattie degenerative degli occhi''.
























