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Internet:mons.Pompili,non e'causa dipendenza ma casa bisogni
29 novembre, 13:03 (ANSA) - ROMA, 29 NOV - ''Non e' Internet la causa della
dipendenza ma diventa casomai un nuovo ambiente facilmente
disponibile per trovare soddisfazione immediata ai bisogni
legati alle nuove insicurezze''. Lo ha affermato monsignor
Domenico Pompili, direttore dell'Ufficio Comunicazioni Sociali
della Conferenza Episcopale Italiana, intervenuto ad un incontro
sui giovani e Internet.
''Nell'era ipermediale - aggiunge - sempre piu' la tecnologia e' cio' in cui l'essere umano ripone la propria fiducia e la propria speranza. La speranza di realizzazione dei propri desideri piu' profondi''.
Nel caso di Facebook, c'e' il rischio che il profilo riduca l'identita' ''a una forma di marketing del se' che mima i profili altrui o cerca espedienti a effetto per emergere in un ambiente sovraffollato''.
I bisogni che i giovani cercano di soddisfare in rete sono bisogni di realta', di senso e di relazione e affettivita'.
''In un mondo in cui non ci sono divieti e non ci si scontra mai con un limite - sottolinea - in cui il confine tra immagini e realta' diventa sempre piu' sfumato, in cui la tecnologia sembra poter contenere e realizzare qualunque cosa, cio' che si perde e' proprio la realta'''.
Il bisogno di senso, invece, deriva dalla caduta delle autorita' e ''dalla confusione nel mondo degli adulti''.
La soluzione non implica il rifiuto della tecnologia ma di ogni tecnologia ''ci dobbiamo chiedere: serve gli scopi umani? - rileva mons. Pompili - . Una domanda che spinge a riconsiderare quali siano questi scopi e a mettere al centro la questione antropologica''. (ANSA).
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''Nell'era ipermediale - aggiunge - sempre piu' la tecnologia e' cio' in cui l'essere umano ripone la propria fiducia e la propria speranza. La speranza di realizzazione dei propri desideri piu' profondi''.
Nel caso di Facebook, c'e' il rischio che il profilo riduca l'identita' ''a una forma di marketing del se' che mima i profili altrui o cerca espedienti a effetto per emergere in un ambiente sovraffollato''.
I bisogni che i giovani cercano di soddisfare in rete sono bisogni di realta', di senso e di relazione e affettivita'.
''In un mondo in cui non ci sono divieti e non ci si scontra mai con un limite - sottolinea - in cui il confine tra immagini e realta' diventa sempre piu' sfumato, in cui la tecnologia sembra poter contenere e realizzare qualunque cosa, cio' che si perde e' proprio la realta'''.
Il bisogno di senso, invece, deriva dalla caduta delle autorita' e ''dalla confusione nel mondo degli adulti''.
La soluzione non implica il rifiuto della tecnologia ma di ogni tecnologia ''ci dobbiamo chiedere: serve gli scopi umani? - rileva mons. Pompili - . Una domanda che spinge a riconsiderare quali siano questi scopi e a mettere al centro la questione antropologica''. (ANSA).









