Per comprende l'ampiezza di questa vicenda bisogna considerare che la Challe (intitolata cosi' in onore del comandante delle truppe francesi in Algeria alla fine degli anni Cinquanta) era lunga 460 chilometri, mentre la Morice (era il nome dell'allora ministro della Difesa di Parigi) supera i 700.
Per presidiare e difendere un territorio tanto vasto, di mine ne sono state usate tantissime, undici milioni dicono gli algerini, che in questi giorni festeggiano i 50 anni dell'Indipendenza e che non perdono l'occasione per ricordarlo Oltralpe. Gli algerini, ogni mese, pubblicano il bollettino delle bombe scoperte e rese inoffensive dall'Esercito, ma e' un'opera difficile oltre che pericolosa. Poi occorre aggiungere che la Francia, dopo mille insistenze da parte algerina, ha reso nota la dislocazione dei campi minati solo nel 2007, ovvero ad ''appena'' 45 anni dalla fine della guerra di Indipendenza. Una stima per difetto delle vittime parla di 3.500 vittime, dal 1962 ad oggi, ma il numero sarebbe in realta' ben piu' alto e non si comprende bene se in esso siano compresi gli artificieri che, nell'opera di sminamento, sono morti o rimasti mutilati. Ma ora, all'orizzonte, fanno capolino anche le katibat (le brigate) jihadiste che, se non hanno difficolta' ad approvvigionarsi di armi leggere, hanno bisogno di esplosivo per i loro 'Ied', i micidiali ordigni che, sepolti sotto pochi centimetri di terra e fatti esplodere al passaggio dei convogli militari, sono diventati il loro primo strumento di lotta. Ognuna delle mine francesi puo' contenere tra i quattro e i cinque chilogrammi di esplosivo, sufficienti per un ordigno dagli effetti micidiali: si calcola che dal 1990 (anno di inizio della 'guerra' tra islamici ed Esercito) ad oggi gli attentati marcati jihad abbiano fatto in Algeria piu' di cinquemila vittime. (ANSAmed).










