Tunisia: guerra senza quartiere doganieri-contrabbandieri

Ogni giorno si fronteggiano a confine Libia, anche con violenza

13 aprile, 14:18

(di Diego Minuti) (ANSAmed) - TUNISI, 13 APR - Oramai si fa fatica a seguire, quotidianamente, i capitoli della guerra senza quartiere che, in Tunisia, si sono dichiarati lo Stato (con la Dogana) e il crimine, piu' o meno organizzato (con i contrabbandieri) lungo la linea di confine che divide il Paese dalla Libia. Ogni giorno, partendo dalla Tunisia, camion e vetture cariche di merci di contrabbando cercano di violare la frontiera, andando a sbattere - e non solo in senso figurato - contro la rete di controlli messi in atto, ormai da mesi, dalle autorita' tunisine. E ci sono stati casi assolutamente eclatanti, come quando, appena qualche giorno fa, una carovana composta da circa 150 automezzi ha cercato di attraversare, diretta in Libia, il posto di frontiera di Ras Jedir. Quando i doganieri lo hanno impedito, i contrabbandieri non hanno esitato a fare ricorso alla violenza, con una sassaiola che ha provocato qualche ferito nelle file degli agenti.

In Libia, dopo la guerra e il lento processo di ritorno alla normalita', le merci tunisine - che gia' arrivavano in grande quantita', costituendo una delle principali voci dell'export, soprattutto agroalimentare - riescono a spuntare prezzi alti, sicuramente molto di piu' dei mercati interni. Poco male, si potrebbe commentare: il commercio e' essenzialmente cercare di vendere ai prezzi migliori. Il problema e' che ad essere esportati (a questo punto in violazione delle leggi) sono anche delle merci che sono sostenute economicamente dallo Stato, con dei regimi anche fiscali privilegiati per la produzione. Quindi i produttori ottengono un guadagno doppio: perche' quanto producono e' sovvenzionato dallo Stato, e quindi con rischi di impresa azzerati; perche' vendono ad un prezzo maggiore, rispetto a quello che spunterebbero in Tunisia, perche' i contrabbandieri sanno di potere vendere in Libia con alti margini di guadagno e comprano di tutto.

Una guerra vera e propria che si e' spostata anche sull'esportazione illegale dei fosfati (la Tunisia e' uno dei maggiori produttori del Continente) di cui gia' prima del conflitto conclusosi con la cacciata di Gheddafi la Libia era grande compratore e che ora lo e' diventato ancora di piu' per fare fronte all'economia post-bellica. La posta in gioco e' altissima, perche' i produttori tunisini, di fronte alla stagnazione del consumo interno dovuto alla crisi economica che attanaglia il Paese gia' da prima della ''rivoluzione dei gelsomini'', trovano certo piu' convenienti vendere a chi offre di piu', e poco importa se, in termini macroeconomici, questo e' un danno per la Tunisia.(ANSAmed).

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