In Libia, dopo la guerra e il lento processo di ritorno alla normalita', le merci tunisine - che gia' arrivavano in grande quantita', costituendo una delle principali voci dell'export, soprattutto agroalimentare - riescono a spuntare prezzi alti, sicuramente molto di piu' dei mercati interni. Poco male, si potrebbe commentare: il commercio e' essenzialmente cercare di vendere ai prezzi migliori. Il problema e' che ad essere esportati (a questo punto in violazione delle leggi) sono anche delle merci che sono sostenute economicamente dallo Stato, con dei regimi anche fiscali privilegiati per la produzione. Quindi i produttori ottengono un guadagno doppio: perche' quanto producono e' sovvenzionato dallo Stato, e quindi con rischi di impresa azzerati; perche' vendono ad un prezzo maggiore, rispetto a quello che spunterebbero in Tunisia, perche' i contrabbandieri sanno di potere vendere in Libia con alti margini di guadagno e comprano di tutto.
Una guerra vera e propria che si e' spostata anche sull'esportazione illegale dei fosfati (la Tunisia e' uno dei maggiori produttori del Continente) di cui gia' prima del conflitto conclusosi con la cacciata di Gheddafi la Libia era grande compratore e che ora lo e' diventato ancora di piu' per fare fronte all'economia post-bellica. La posta in gioco e' altissima, perche' i produttori tunisini, di fronte alla stagnazione del consumo interno dovuto alla crisi economica che attanaglia il Paese gia' da prima della ''rivoluzione dei gelsomini'', trovano certo piu' convenienti vendere a chi offre di piu', e poco importa se, in termini macroeconomici, questo e' un danno per la Tunisia.(ANSAmed).










