Ieri, hanno reso noto fonti militari turche, sei Jet F-16 di Ankara si sono alzati in volo in tre incidenti diversi per rispondere all'avvicinarsi al confine di elicotteri siriani. Una replica quasi esatta di un episodio avvenuto il giorno prima.
Mentre fonti della sicurezza a Beirut hanno detto che due agenti di polizia siriani sono stati feriti vicino alla frontiera con il Libano, Al Hejrn, da un razzo lanciato dal territorio libanese. Successivamente i siriani hanno lanciato una caccia ai responsabili dell'episodio oltrepassando la frontiera e arrivando a fermare brevemente due poliziotti libanesi per portarli in Siria e interrogarli.
L'Osservatorio Nazionale per i Diritti Umani in Siria (Ondus) ha detto che piu' di 16.500 persone sono morte dall'inizio della rivolta, nel marzo 2011, tra i quali 11.486 civili, 4.151 governativi e 870 disertori. Ma i bilanci si aggravano di giorno in giorno, mentre sia il regime sia i ribelli vengono riforniti di armi, secondo la denuncia fatta oggi dall'Alto commissario Onu per i Diritti Umani, Navi Pillay, davanti al Consiglio di Sicurezza. La Pillay ha anche denunciato "crimini contro l'umanita'" da entrambe le parti.
Di fronte a questa situazione la Diplomazia internazionale sembra essere entrata in stallo. Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha affermato che "non c'e' garanzia che abbia successo" il nuovo accordo per la transizione politica auspicato nell'incontro di Ginevra tra i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna), la Ue e Paesi della regione, che non prevede un'uscita di scena di Assad. Ci sono "molti dubbi" che i "leader dell'opposizione possano decidere di sedersi al tavolo con gli esponenti del regime di Assad", gli ha fatto eco il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi.
A parlare, per ora, sono le armi. Bombardamenti, anche con l'impiego di elicotteri, sono segnalati oggi dall'opposizione su varie localita', in particolare su quartieri ribelli di Homs e su sobborghi di Damasco, tra i quali Duma, Hamuria e Zabadani, dove i Comitati locali di coordinamento parlando di scontri tra forze governative e disertori dell'Esercito libero siriano (Els).
Per rendere piu' severa la lotta ai "terroristi", che il regime di Damasco accusa di essere gli autori delle violenze, il presidente Assad ha promulgato oggi una nuova legge che prevede la pena di morte nel caso di decesso o di menomazione delle vittime. La normativa definisce come "atto terroristico" ogni "azione che miri a creare panico tra la popolazione, destabilizzare la sicurezza pubblica e danneggiare le infrastrutture basilari del paese". (ANSAmed).










