Violenza che sul campo continua senza sosta: non meno di cento persone, secondo attivisti dell'opposizione, sono morte anche oggi, mentre continuano ad infuriare combattimenti tra forze governative e militari disertori e e un'autobomba è scoppiata in pieno centro a Damasco davanti al Palazzo di Giustizia provocando tre feriti e un rogo di 20 automobili. Mentre Assad, nell'intervista alla televisione iraniana, ha detto che "alcuni Paesi" vogliono che fallisca il primo piano di pace di Annan, "per dare la colpa" al governo di Damasco. Del nuovo progetto di Annan parleranno sabato a Ginevra i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna), la Ue e diversi Paesi arabi. Ma da un lato la Russia, principale sponsor del regime di Damasco, e dall'altro il Consiglio nazionale siriano (Cns), la maggiore piattaforma dell'opposizione, hanno già fatto capire che non si lasceranno convincere facilmente. Il Cns ha fatto capire che la cacciata di Assad è condizione preliminare e di questo parlerà domani a Parigi con il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, il nuovo presidente dello stesso Cns, Abdel Basset Sayda. A dire che il tempo ormai stringe non è solo Annan, ma anche i fatti sul terreno. Scontri tra esercito e soldati ribelli dell'Esercito libero siriano (Els) sono stati segnalati anche oggi dai Comitati locali di coordinamento dell'opposizione, in particolare a Jezah, nella provincia meridionale di Daraa, e a Myadein, in quella nord-orientale di Dayr az Zor. Ma bombardamenti, secondo i Comitati, sono avvenuti anche in altre aree, in particolare a Homs, nel quartiere di Sultanieh, e soprattutto nei pressi di Damasco, dove si contano 34 uccisi, in gran parte a Duma. Tra di loro, secondo la stessa fonte, vi sono sei membri di una stessa famiglia. Mentre il Comitato della Croce rossa internazionale ha detto di non essere riuscito ad entrare a Homs dopo diversi giorni di attesa. La carta che Annan intende mettere sul tavolo a Ginevra per cercare di fermare la carneficina sarebbe quella di un esecutivo di unità nazionale.
Con l'esclusione però di leader "la cui presenza potrebbe nuocere alla transizione". Il riferimento ad Assad appare trasparente. Ma il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, pur dicendosi favorevole a cambiamenti che portino all' "intesa nazionale", ha avvertito che Mosca "non appoggerà l'imposizione di una soluzione esterna". Il destino di Assad, ha aggiunto, deve essere deciso "dal popolo siriano". Intanto il presidente del Comitato militare della Nato, il generale Knud Bartels, ha assicurato che "non ci sarà un intervento militare dell'Alleanza" finché "non saranno stati spesi tutti i mezzi politici". Il premier turco Recep Tayyip Erdogan, ha affermato il sito di intelligence israeliano Debka, ripreso oggi dalla stampa turca, aveva invece insistito con il presidente Usa Barak Obama per una offensiva militare 'come in Libia' contro la Siria dopo l'abbattimento del F4 turco venerdi scorso. Ma il capo della Casa Bianca ha risposto negativamente. Del resto anche Assad alla tv di Teheran ha detto di non prevedere alcun intervento militare e che un'azione in stile Libia in Siria è impossibile. (ANSAmed).










