Dalla Siria in rivolta e martoriata dalla repressione e dagli scontri tra ribelli e governativi sono giunte stamani notizie di un nuovo massacro, questa volta ai danni di un'intera famiglia, madre e cinque figli con eta' dai sei anni a meno di un anno, a nord di Aleppo, nei pressi di Afrin a maggioranza curda. Fonti mediche dei comitati di coordinamento locali degli attivisti anti-regime hanno identificato le vittime, i cui corpi sono stati brutalmente mutilati. A un centinaio di chilometri a sud-ovest, nella regione costiera di Latakia, l'esercito governativo ha preso il controllo di Haffe, cittadina di 55.000 abitanti, sunniti e cristiani, circondata da villaggi alawiti, branca dello sciismo a cui appartengono i clan al potere da oltre 40 anni. ''La zona di Haffe e' stata ripulita da terroristi armati penetrati dalla Turchia'', hanno riferito i media ufficiali di Damasco. Mentre i rappresentanti locali dell'Esercito libero - i ribelli - hanno affermato che 200 di loro si sono ieri sera ritirati da Haffe per evitare un nuovo massacro della popolazione civile. ''Piu' della meta' degli abitanti di Haffe - da cui proviene il ministro degli interni dimissionario Muhammad Shaar - e' fuggita'', ha detto all'ANSA, tramite Skype, Nidal Haffawi, pseudonimo di uno degli attivisti locali. ''L'esercito di (Bashar) al Assad ha bombardato la citta' per otto giorni con artiglieria pesante ed elicotteri militari'', ha aggiunto. Gli osservatori Onu presenti in Siria avevano ieri provato a raggiungere la cittadina, ad appena 30 km a est del porto di Latakia, ma erano stati costretti a tornare indietro dopo che ignoti hanno sparato colpi di arma da fuoco contro i loro veicoli. In un evidente tentativo delle autorita' di Damasco di negare ogni responsabilita' nell'accaduto e nel smentire il proprio coinvolgimento nella distruzione parziale della cittadina (dove finora si contano 54 uccisi e decine di dispersi), il ministero degli esteri ha stasera invitato ufficialmente gli osservatori ''a recarsi a Haffe a vedere qual e' la situazione''. Il ministro degli esteri francese Laurent Fabius ha invece esplicitamente detto che bisogna ''fare ricorro al capitolo settimo dell'Onu per rendere obbligatorio il piano di Kofi Annan'', inviato speciale per la Siria. Fabius e' tornato poi a parlare, come piu' volte ha fatto nei mesi scorsi il Quay d'Orsay, di imposizione di una no-fly zone.
La Russia, che ha piu' volte ribadito il suo ''no'' ad ogni ipotesi di ricorso alla forza, ha oggi respinto le accuse, lanciate da Washington e Parigi, di fornire armi usate dal regime nella repressione, in particolare gli elicotteri militari di recente usati nelle regioni di Homs, Hama, Latakia e Idlib.
''Si tratta di materiali difensivi in linea con i dettami del Consiglio di sicurezza dell'Onu e di altri accordi internazionali'', hanno detto da Mosca. Il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov, da Teheran dove ha evocato la questione siriana col collega iraniano, ha dal canto suo accusato gli Stati Uniti di fornire armi ai ribelli siriani. Per l'agenzia ufficiale Sana i terroristi sono responsabili dell'uccisione dei 27 tra militari e agenti uccisi nei giorni scorsi e i cui funerali si sono celebrati oggi a Damasco. Il Centro di documentazione delle violazioni in Siria ha invece riferito di un bilancio provvisorio odierno di 49 uccisi, tra cui 14 tra minori e adolescenti, colpiti a morte non solo ad Afrin ma anche nella regione di Homs (Rastan, Talbise e Quseyr).
L'esercito governativo ha intanto ripreso il controllo anche del centro di Dayr az Zor, capoluogo orientale al confine con l'Iraq, altra roccaforte della rivolta armata. (ANSAmed).










