Siria: osservatori a Qbeir, oggi proteste e combattimenti

Ancora decine di morti, scontri con ribelli anche a Damasco

08 giugno, 20:13

(di Alberto Zanconato) (ANSAmed) - BEIRUT, 8 GIU - Odore ancora ''forte'' di carne bruciata, resti umani e sangue rappreso, con nugoli di mosche che vi ronzano intorno: sono queste, secondo un giornalista presente, le prime scene presentatesi agli osservatori dell'Onu che oggi, dopo due giorni, hanno finalmente avuto accesso al villaggio siriano di Mazrat al Qubeir, teatro del massacro di 78 civili, tra i quali molti bambini, denunciato dagli attivisti che accusano il regime. Il governo di Damasco, dal canto suo, punta l'indice contro i ''gruppi terroristi''. Ma altre violenze incalzano, con i civili che si danno alla fuga, in una crisi che sembra avere imboccato una spirale inarrestabile verso una possibile ''guerra civile'', come ha detto ieri il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, o comunque verso una ''grande devastazione'', come si e' espresso oggi il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi. Almeno 31 persone sono rimaste uccise oggi, secondo gli attivisti, nella repressione delle manifestazioni di protesta del venerdi' o in scontri tra esercito regolare e ribelli armati, che hanno raggiunto la stessa Damasco. Mentre l'agenzia governativa Sana da' notizia dell'esplosione di due autobomba, nella capitale e ad Aleppo, con bilanci rispettivamente di tre e di cinque morti.

Scene ''sconvolgenti'' sono state descritte da Paul Danahar, l'inviato della Bbc che insieme con gli osservatori dell'Onu e' entrato oggi ad al Qubeir, nella provincia di Hama. Nuovo nome nella lista degli orrori, subito dopo quello della localita' di Hula, dove il 25 maggio sono stati massacrati 108 civili. In una delle case in cui e' entrato, il giornalista ha detto di aver visto pezzi di cervello tra oggetti e mobili sparsi per le stanze. Fuori, lasciate a decomporsi sotto il sole, le carcasse di animali, anch'essi uccisi nella furia omicida. Ma quello che mancava erano i cadaveri: gli osservatori dell'Onu sono riusciti ad arrivare nel villaggio 48 ore dopo la denuncia del massacro, dopo essere stati respinti da militari o gruppi di civili, secondo quanto affermato dal loro comandante, il generale Robert Mood. ''Chiunque abbia fatto questo - ha detto Danahar - ha agito con cieca violenza, ma gli sforzi fatti per nascondere le atrocita' sono ben chiari e calcolati''.

Mentre il Comitato internazionale della Croce rossa segnala che aumenta il numero dei civili in fuga dalle loro case a causa dei combattimenti, con le relative difficolta' a trovare cibo e cure mediche, quanto successo anche oggi sul terreno spiega chiaramente il perche'. Secondo gli attivisti della rete d'informazione Shaam e l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, dieci persone sono morte a Heffa, nella regione di Lattakia, localita' bombardata dall'artiglieria governativa, mentre a Homs almeno sette civili sarebbero stati uccisi dalle bombe, di cui tre nella stessa citta'. Nel frattempo i combattimenti tra forze regolari e ribelli dell'Esercito libero siriano (Esl) hanno raggiunto la capitale, sempre secondo fonti dell'opposizione. I Comitati locali di coordinamento parlano di scontri nei quartieri di Kfar Suse e di Qadam, dove tre ribelli dell'Esl sarebbero morti.

''La crisi sta accelerando, si sta aggravando e sta assumendo una portata preoccupante'', ha detto il ministro Terzi, annunciando di avere trasmesso un messaggio al vice ministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov - responsabile per il Medio Oriente - in cui afferma che Mosca puo' contribuire a far si' che ''il regime siriano possa finalmente convincersi a cooperare'' per una soluzione della crisi. Mentre l'inviato dell'Onu Kofi Annan, prima di incontrare a Washington il segretario di Stato americano Hillary Clinton, ha affermato che perche' il suo piano di pace venga applicato occorre ''aumentare le pressioni'' sulle parti in conflitto. (ANSAmed).

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