Siria: al voto tra propaganda e boicottaggi, 'una farsa'

Nessun incidente per Damasco, ma attivisti denunciano 24 vittime

07 maggio, 21:03

(ANSAmed) - DAMASCO/BEIRUT, 7 MAG - Un voto a dir poco controverso quello che oggi ha visto protagonisti 14 milioni di siriani chiamati per la prima volta alle urne dalla fine del monopolio incontrastato del partito Baath durato mezzo secolo. Da una parte, le opposizioni e dissidenti in patria che hanno puntato sul boicottaggio bollando come "una farsa" le prime elezioni tenutesi dopo oltre un anno di scontri, repressi nel sangue dal regime e costati la vita a 10mila civili. Dall'altra, la tv di Stato e l'agenzia ufficiale Sana che hanno riferito di "un'affluenza notevole", ed i media governativi che hanno trasmesso per tutta la giornata immagini di "seggi presi di assalto dai votanti" per "le prime consultazioni dell'era del multipartitismo".

"Elezioni che rasentano il ridicolo", è il caustico commento della Casa Bianca, mentre il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha parlato di "situazione intollerabile" in Siria.

La giornata elettorale si è svolta senza incidenti secondo Damasco, mentre gli attivisti hanno denunciato l'uccisione di almeno 24 persone, per lo più civili, in diversi epicentri della rivolta. Il centro di documentazione delle violazioni in Siria (vdc-sy.org), che da oltre un anno fornisce giornalmente bilanci aggiornati e dettagliati della repressione governativa e delle violenze nel Paese, ha riferito dell'uccisione di almeno 24 persone, di cui tre soldati disertori, da parte delle forze lealiste in varie regioni. A queste si aggiungono sei vittime, membri di due famiglie, morte settimane fa a Homs, nel quartiere Qusur, durante un bombardamento d'artiglieria governativo. I loro corpi sono stati rinvenuti solo oggi.

Testimoni oculari a Damasco hanno riferito all'ANSA che nel quartieri a maggioranza sunniti della città vecchia i seggi elettorali sono rimasti pressoché vuoti per tutta la giornata.

Altri giornalisti stranieri accreditati in Siria hanno constatato in un seggio del centro moderno della capitale che solo tre persone hanno votato in circa 40 minuti, mentre le autorità locali hanno riferito di 137 voti. Parlando alla tv di Stato, il presidente della Commissione elettorale, Khalaf Azzawi, ha affermato a metà giornata che le operazioni di voto - dalle 7 di stamani alle 22 di questa sera, le 21 in Italia - si sono svolte in modo normale e tranquillo.

Sono stati quasi 15 milioni i siriani formalmente chiamati a esprimersi per il rinnovo del parlamento - l'Assemblea del popolo - formata da 250 seggi. La maggioranza (127) è ancora di fatto assegnata d'ufficio a personaggi del regime, scelti tra i candidati "operai" e "contadini", due categorie tradizionali del Baath, il partito arabo socialista che fino al febbraio scorso aveva - secondo la costituzione - "un ruolo guida nella nazione e nella società". La nuova costituzione approvata lo scorso febbraio aveva abolito il monopolio del Baath, che può contare in tutta la Siria su oltre tre milioni di membri attivi.

In virtù della nuova legge sui partiti, sono inoltre nove le formazioni "dell'opposizione" che lottano per aggiudicarsi di fatto i restanti 123 seggi del parlamento, riservati agli "indipendenti".

L'invito a disertare le urne non è giunto solo da oppositori all'estero, dissidenti storici e attivisti che da mesi chiedono la caduta del regime, ma anche da figure più moderate, e per questo tollerate, dalle autorità di Damasco. Tra questi, Luay Hussein, scarcerato circa un anno fa e fondatore della Corrente per la Costruzione dello Stato, ha definito le consultazioni odierne "contro la volontà del popolo siriano" e "senza partecipazione popolare". Hussein ha ricordato come il "parlamento non ha alcun reale potere nel Paese".

Dal 12 aprile è ufficialmente in vigore un cessate il fuoco richiesto dall'Onu. Dal 16 aprile sono operativi in Siria un pugno di osservatori internazionali, ora giunti a quota 60 e comandati dal generale norvegese Robert Mood. Le Nazioni Unite hanno fornito più di un mese fa un bilancio di oltre 9.000 uccisi per lo più civili dalla repressione del regime e dalle conseguenti violenze. Le autorità di Damasco, che accusano Arabia Saudita, Turchia, Qatar, Israele, Stati Uniti e Francia di inviare e armare terroristi, parlano di circa 2.600 uccisi, per lo più agenti e militari. (ANSAmed).

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