Iran:'Vulcano che puo' esplodere in qualsiasi momento',Ebadi

Premio Nobel a Egitto e Tunisia, seguite modello turco non Iran

09 luglio, 17:16

(dell'inviato Mahmud Al Dilaimi). (ANSAmed) - SORRENTO, 9 LUG - L'Iran e' ''un vulcano che puo' esplodere in qualsiasi momento'', nonostante l'apparente quiete sociale seguita alle repressioni delle proteste del 2009: a parlare, in un'intervista ad ANSAmed e' il Premio Nobel per la Pace, l'iraniana Shirin Ebadi, la quale spera che le primavere arabe possano avere sviluppi democratici ed effetti positivi anche su Teheren. Tuttavia la premio nobel per la pace teme che la guerra civile in Siria possa rallentare il processo generale di democratizzazione, e rivolge un appello alle nuove leadership musulmane emerse in Egitto e in Tunisia perche' non commettano l'errore iraniano, ma invece mantengano separati Stato e religione, seguendo il modello turco. Il premio Nobel per la pace si trova in questi giorni a Sorrento, dove ha partecipato a un incontro con donne italiane, nell'ambito del ''Meeting Mezzogiorni d'Europa ed i giovani nuovi argonauti'', organizzato dall'Obi, Osservatorio Banche e Imprese. . La ''Primavera'' e' cominciata ''in primo luogo in Iran, ma e' stata soffocata con la violenza'' spiega Ebadi. ''Nel 2009 sono stati uccisi molti cittadini e altrettanti messi in prigione. A causa di tale violenza la protesta per le strade sono state interrotte. Ma la situazione in Iran rimane come un vulcano che può esplodere in qualsiasi momento'', osserva. La primavera araba potrebbe dare una nuova spinta a quella iraniana? '' Se le rivolte nel Nord Africa - risponde Ebadi - raggiungessero risultati positivi e la democrazia, questi risultati si rifletterebbero positivamente sull' Iran. Ma quello che sta succedendo in Siria attualmente è una guerra civile che può rallentare la rivolta della primavera ed il processo democratizzazione''.

Quanto all'affermazione dell'Islam politico in Egitto e Tunisia, Ebadi non si mostra sorpresa più di tanto: ''Essendo musulmani, è naturale che i cittadini preferiscano l'islam politico. Ma l' arrivo al potere dei partiti islamici non deve significare che la religione e lo stato siano la stessa cosa. Ô necessario separare tra stato e religione come succede in Turchia dove il partito islamico che è arrivato al potere tramite le elezioni ha creato un governo laico''.

Se le nuove elite politiche, prosegue, ''sono intelligenti dovrebbero fare un paragone tra la repubblica islamica iraniana ed il governo turco. La situazione economica in Iran nel 1997 era migliore e più evoluta di quella turca, ma dopo molti anni di governo islamico la situazione è rovesciata. Spero che i rivoluzionari nel nord africa evitino l'errore iraniano''. In Egitto ad esempio, la nomina alla vicepresidenza di un copto e di una donna ci fanno capire che ''quel Paese non seguira' l'esempio dell'Iran ma piuttosto quello turco''. Quanto all'atteggiamento dei governo occidentali verso il mondo musulmano, la Ebani e' critica. ''I governi occidentali - spiega - , danno più importanza ai loro interessi economici che ai diritti umani nei paesi arabi. Sono contraria all'intervento militare perché di solito rallenta il processo di democratizzazione. Se l'Iran venisse attaccato militarmente, allora il regime si permetterà di reagire in qualsiasi modo a sua disposizione. L'area mediorientale sarà bollente. Invece dell'intervento militare, l'Occidente avrebbe dovuto impedire ai vari dittatori di depositare le ricchezze dei loro paesi nelle banche straniere. L'Europa poteva impedire preventivamente ai dittatori di massacrare i loro popoli''.

Un'ultima domanda sul disgelo tra Egitto e Iran. Il Cairo potrebbe diventare il nuovo alleato di Teheran, in sostituzione di Damasco? ''La Siria è una linea rossa per il regime iraniano, che appoggera' ad oltranza Assad. Per quel che riguarda l'Egitto, è normale che ci siano rapporti di amicizia tra i due paesi. Il presidente siriano è un pupazzo nelle mani iraniane e l'Egitto non può sostituire la Siria''.

(ANSAmed).

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