(Ansamed) - MADRID, 18 GIU - L'Unione per il Mediterraneo non ha
ancora risposto alle aspettative di un ruolo attivo per
contribuire alla stabilità e al progresso nella regione e la sua
azione nel 2011, l'anno della Primavera Araba, è considerata
insufficiente. E' quanto emerge dalla inchiesta Euromed,
commissionata dalla Commissione Europea all'Istituto Europeo per
il Mediterraneo (IEMed), che riflette l'opinione di 700 esperti
ed attori politici delle due sponde del Mare Nostrum sulla
Primavera araba, i successi e le carenze della política della Ue
nella regione e le sfide e i possibili scenari futuri. I
risultati - informano fonti dell'IEMed - assieme all'Annuario
del Mediterraneo 2011, sono stati presentati al Parlamento
Europeo, in un atto presieduto dal commissario europeo di
Ampliamento e Politica europea di Vicinato Stefan Fule, al quale
hanno preso parte l'eurodeputato Salvador Sedó e il direttore
generale dell'IEMed, Andreu Bassols.
Il 93% degli intervistati, fra il dicembre 2011 e il gennaio
2012, reclama un maggiore coinvolgimento della Ue nella
soluzione di conflitti nella regione. L'inchiesta Euromed, alla
sua terza edizione - edita in inglese, francese, spagnolo,
catalano e arabo - evidenzia che l'UpM è vista come uno
strumento con potenzialità per contribuire alla stabilità e allo
sviluppo nel Mediterraneo dalla maggioranza degli intervistati
(5,2 su 10), anche se la sua azione durante il 2011 è bocciata,
con un risultato di 3,8 su 10. Significativo anche l'appoggio
dato dalla maggioranza dei consultati all'assunzione della
presidenza nord della Upm da parte della Ue, che nel marzo
scorso ha sostituito quella francese. Così come la gran parte
degli esperti si è detta favorevole alla creazione di uno
strumento finanziario europeo per i Paesi del Sud del
Mediterraneo.
Quanto all'opinione sulla Primavera Araba, i risultati del
sondaggio indicano che la Turchia viene identificata come il
Paese più attivo, davanti agli Stati Uniti e all'Europa. E
pongono in evidenza la percezione di una differenza di approcci
da parte della Ue al momento di reagire alle rivolte nell'area,
a seconda dei Paesi interessati. Sul piano generale, sia i cambi
nella politica di vicinato della Ue come le risposte finanziarie
ai Paesi che hanno vissuto la Primavera Araba sono visti di buon
occhio. In particolare, il programma Spring e altre iniziative
per migliorare la mobilità e lo sviluppo rurale, l'accesso
all'acqua potabile, a sanità ed educazione
D'altra parte, le aspettative di risoluzione prossima dei
conflitti nella regione sono basse (da 2 a 4 su 10), secondo gli
esperti, attori politici, istituzionali, diplomatici, membri di
Ong, imprenditori, giornalisti e sindacalisti delle sponde del
Mediterrano intervistati.
(ANSAmed)
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