Mo: Anp; rimpasto governo Fayyad, evapora accordo Hamas

Scambio di accuse Ramallah-Gaza, premier cede portafogli Finanze

16 maggio, 18:37

(di Alessandro Logroscino) (ANSAmed) - GERUSALEMME, 16 MAG - Evapora la 'riconciliazione' tra le fazioni palestinesi sull'onda del rimpasto che ha dato oggi vita a una nuova compagine di governo in seno all'Autorita' nazionale palestinese (Anp), non riconosciuta dagli integralisti di Hamas. La svolta, annunciata diversi giorni fa, e' stata formalizzata col giuramento solenne nella mani del presidente Abu Mazen (Mahmud Abbas) nel palazzo della Muqata di Ramallah.

Premier resta Salam Fayyad, economista ed ex funzionario della Banca Mondiale gradito all'Occidente, che tuttavia cede a un'altra figura indipendente, un accademico, lo strategico portafogli delle Finanze, da lui gestito negli ultimi anni - stando al giudizio unanime della comunita' internazionale - con criteri di trasparenza inediti per gli standard locali.

Nel gabinetto trovano posto dieci nuovi ministri, fra i quali esponenti d'un certo peso di al-Fatah, formazione laica che fa capo ad Abu Mazen dalle cui file si premeva da tempo per un recupero di ruoli partitici nel potere esecutivo. L'ossatura resta comunque invariata e l'ingresso piu' significativo e' quello del fuori quota Nabil Qassis, ex rettore dell'Universita' di BirZeit, a cui va il dicastero delle Finanze.

Fra i non politici si segnala inoltre il neo-titolare dell'Economia Jawwad Naji, un uomo d'affari, mentre fra i notabili di Fatah spiccano Ali Mhanna alla Giustizia e Mohammed Abu Ramadam (erede di una nota famiglia di Gaza) alla Programmazione. Entrano pure Adnan al-Husseini (dell'omonima 'dinastia') al ministero per la questione di Gerusalemme e Maher Ghneim (della famiglia di uno dei leader storici del Fatah, tornato di recente nei Territori dopo un lungo esilio legato a dissensi dalla linea negoziale di Abu Mazen) ai Lavori Pubblici.

Saldi in sella rimangono invece Ryad al-Malki (Esteri), Said Abu Ali (Interno) e, al ministero dei Prigionieri, Issa Qaraqe (reduce dall'epilogo positivo della mediazione con Israele per il miglioramento delle condizioni carcerarie di centinaia di detenuti in sciopero della fame).

Al di la' dei nomi e dei dettagli, il rimpasto suggella in ogni modo il rinvio sine die della formazione del fantomatico governo tecnico di unita' nazionale previsto in teoria dagli accordi di 'riconciliazione' annunciati in gran pompa nei mesi scorsi - con la mediazione di Egitto e Qatar - da Abu Mazen e dai vertici di Hamas: la fazione islamico-radicale che dal 2007 si e' impadronita del potere di fatto nella Striscia di Gaza lasciando ai moderati dell'Anp e Fatah il controllo della sola Cisgiordania. In base all'ultima versione di quelle intese, il governo tecnico avrebbe dovuto in effetti essere guidato transitoriamente proprio da Abu Mazen - col doppio incarico di presidente e premier - per preparare elezioni congiunte in tutti i Territori palestinesi. Ma questa soluzione - accettata dal capo politico in esilio di Hamas, Khaled Meshaal - e' stata poi contestata e sabotata dalla nomenklatura islamica di Gaza.

Abu Mazen ha assicurato oggi di non voler archiviare ''la riconciliazione'', rilevando pero' che la palla e' nel campo di Hamas e che ''non e' possibile attenderne indefinitamente'' l'ok. Mentre da Gaza un portavoce di Hamas, Fawzi Barhumi, ha ribattuto seccamente che il giuramento del nuovo governo Fayyad (definito ''illegittimo'') ''approfondisce le divisioni''. E allontana per ora ogni prospettiva di ricucitura. (ANSAmed).

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