Le interferenze iraniane denunciate più volte dalla famiglia Al Khalifa al potere in Bahrein sarebbero, secondo il leader dell'opposizione, solo un alibi per non portare a termine le riforme richieste dal popolo. "Stiamo chiedendo le stesse riforme democratiche da decenni e il re ha sempre tirato fuori un nemico esterno: prima i sovietici, poi 60 anni fa gli egiziani e ora gli iraniani. Ma in realtà c'è solo il popolo bahreinita che chiede riforme democratiche e più partecipazione" ha dichiarato Almarzooq. Per il quale il modello governativo del Kuwait potrebbe rappresentare un passo avanti.
Più di 30 moschee sono state distrutte, 4.400 persone - ossia circa il 3% della forza lavoro complessiva, sono state licenziate per ragioni politiche - e i media continuano a documentare violenze. Nonostante ciò, il leader dell'opposizione Al Wefaq ritiene che sia ancora possibile una riconciliazione fra i regnanti e il popolo, e la costituzione di un regime in cui vengano riconosciuti dei poteri al re, affiancati però da un parlamento con poteri legislativi, un governo che risponda al parlamento, un potere giudiziario indipendente e forze di sicurezza composte non solo da uomini fedeli al re. "Il processo di trasformazione democratica è già in atto e andrà a penetrare tutti i Paesi del Golfo" ha dichiarato Almarzooq. (ANSAmed)










