I motivi sarebbero storici: ad eccezione del Credit Agricole del Marocco, ''le banche non hanno sviluppato conoscenze specifiche per il finanziamento di questo settore che necessita l'implementazione di prodotti su misura'', spiega a La Vie Eco uno specialista del finanziamento alle imprese. Secondo un direttore di banca, invece, i dati sarebbero giustificati dalle importanti sovvenzioni versate dallo Stato all'agricoltura, pur ammettendo la diffidenza delle banche verso una forte esposizione in questo settore. Un altro comparto che non riceve finanziamenti adeguatamente proporzionati alla ricchezza prodotta, e' il commercio che, con una contribuzione del 10,6 per cento al PIL, capta il 6,2 per cento dei crediti concessi. In questo caso, i motivi sarebbero legati alla prevalenza dei piccoli commercianti - il 99 per cento dei punti vendita e l'86 per cento della superficie commerciale a livello nazionale - che si affidano raramente ai finanziamenti bancari, se non per qualche piccolo credito di funzionamento, anche perche' raramente soddisferebbero le esigenze delle banche in termini di garanzia.
Allo stato attuale e' soprattutto il commercio organizzato, con in testa la grande distribuzione, ad accaparrarsi i finanziamenti concessi al settore. La situazione potrebbe pero' leggermente riequilibrarsi grazie alle soluzione che contano di lanciare le piu' grandi banche locali in favore delle micro-imprese, in seguito al recentissimo fondo di garanzia ''Demane Express'', messo a disposizione dalla CCG (la Cassa centrale di garanzia). Il settore che ha la piu' bassa contribuzione al PIL (6,8 per cento) in proporzione ai crediti bancari di cui beneficia (13,3 per cento dei totali erogati), e' quello dell'edilizia e lavori pubblici. Disequilibrio legato alla natura dell'attivita' e alla tipologia degli operatori del settore. Le imprese del settore necessitano, poi, di liquidita' a causa del ritardo dei pagamenti dei committenti pubblici, che rappresentano il 70 per cento del totale dei lavori. (ANSAmed).










