Younes Moujahid, presidente del Sindacato nazionale della stampa marocchina (SNPM), ha dichiarato che, dibattendo ''da quindici anni sullo stesso soggetto'', non e' ''questione di testi di legge, ma di politica", esprimendo cosi', scrive Le Soir-Echos, l'impazienza comune dei professionisti. ''Abbiamo un lungo passato dietro di noi, durante il quale la politica è stata utilizzata contro la stampa. La riforma del 2002 è stata un fallimento poiché il dialogo che ci attendevamo nel quadro di una commissione si è trasformato, all'epoca, in una discussione segreta, come se fossimo davanti ad un caso eccezionale", accusa Moujahid, precisando che, secondo lui, la questione sarebbe non tanto quella di eliminare le pene detentive dal codice della stampa, ma sapere se esse siano veramente utili. ''Per regolare i problemi - ha detto -, bisognerà innanzitutto diagnosticarli, valutarli nel contesto della nuova commissione nazionale". Per il Ministro della Giustizia e delle libertà Mustapha Ramid, "il grosso problema che si pone è discernere fra libertà e responsabilità e fra legge e deontologia", precisando il fatto che si constatano spesso delle "derive" volte al "non rispetto dei confini", nel senso che essi (cioe' gli operatori del settore) ''vogliono delle libertà senza limiti", ma in questo modo "un'informazione menzognera può costare molto cara alla vittima". Secondo il ministro EL Khalfi, "dopo vari ostacoli incontrati sul cammino, il nuovo codice della stampa sta prendendo forma in un quadro di dialogo e scambio". Il problema principale sarebbe appunto quello di implementare "un codice della stampa senza alcuna pena privativa della libertà", ma che eviti le derive. Pur riconoscendo che il Marocco ''è in caduta libera'' nella classifica internazionale delle libertà di stampa, attribuisce questa situazione al quadro legale attuale.
Da parte sua, Noureddine Mifath, presidente della Federazione marocchina degli editori di giornali (FMEJ), sostiene che sia ormai giunto il momento di sbarazzarsi del sentimento della "hogra" (frustrazione) del quale soffre la stampa: "Non bisogna più riferirsi al codice penale per giudicare un giornalista, il codice della stampa deve essere l'unico riferimento dei giudici".
Dello stesso parere è il presidente del Comitato nazionale per la riforma del codice della stampa, Larbi Messari: "Bisogna evitare di apportare troppa interpretazione a ciascun articolo della legge. Il codice della stampa deve essere chiaro e preciso nei suoi articoli, così da evitare dei problemi al giudice".
(ANSAmed).










