Secondo Abdellah Taibi, direttore della Funzione Pubblica presso il ministero della Modernizzazione e dei Settori Pubblici, tale progetto di legge servirebbe ad organizzare l'esercizio del diritto di sciopero in un quadro di responsabilita' condivise, e non a ridurre il margine di manovra dei sindacati o a limitare tale diritto costituzionale.
Per il segretario generale dell'UGTM, l'Unione generale dei lavoratori, Hamid Chabat, lo sciopero rimarrebbe un diritto legittimo, ma il suo esercizio dovrebbe essere ''motivato e giustificato''. Attualmente i sindacati presenti nel Regno sarebbero troppo numerosi, e fra di essi ci sarebbe una grande anarchia. Per cui, sostiene Chabat, prima di legiferare sullo sciopero, bisognerebbe soffermarsi sulla legge che riguarda le liberta' sindacali.
Il rappresentante della Confederazione generale delle imprese del Marocco (CGEM), Hicham Zawat, sostiene che tale progetto di legge non pregiudicherebbe il diritto allo sciopero, ma servirebbe a mettere fine alla ''balcanizzazione sindacale''. Il Marocco avrebbe infatti bisogno di ''sindacati forti'' per difendere meglio i diritti dei loro aderenti.
Totalmente differente la posizione di Amal El Omari, rappresentante dell'Unione marocchina del lavoro (UMT), sindacato vicino al Movimento del 20 febbraio, secondo il quale ci sarebbero altre priorita' e bisognerebbe soffermarsi sulle ragioni che motivano il ricorso allo sciopero, piuttosto che precipitarsi ad elaborare una legge che avrebbe come essenza quella di limitare le liberta' sindacali. (ANSAmed).










