Con una manciata di giorni che separano i greci dal voto, e sulla base degli ultimi sondaggi pubblici (ma anche di quelli riservati, non pubblicabili nelle due settimane che precedono le elezioni) molti analisti prevedono un nuovo risultato elettorale non risolutivo, con nessun partito in grado di governare da solo. La sinistra di Syriza, che vuole cestinare il Memorandum, e il centro destra di Nea Dimokratia, che lo sostiene ma vuole ammorbidirlo, sono testa a testa, attorno o poco sotto al 30%.
Una coalizione sembra dunque la strada obbligata per chiunque, ma visto il clima al vetriolo di questa seconda campagna elettorale, ogni accordo tra partiti rischia di durare al massimo qualche mese, e non produrre un governo che possa traghettare il Paese fuori dalla palude in cui è finito.
E tutto questo, naturalmente, non avrebbe conseguenze devastanti sulla sola Grecia, ma anche sull'eurozona. Se i vincitori del 17 giugno non rispetteranno le condizioni del Memorandum siglato tra Atene e la troika (Ue, Fmi e Bce), Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale potrebbero bloccare una o più tranche del mega-prestito da 173 miliardi di euro di cui la Grecia ha disperatamente bisogno: la macchina pubblica ha fondi per funzionare solo per qualche settimana, e rischia di restare a secco all'inizio di luglio. Questo, dicono in molti, significherebbe di fatto l'uscita del Paese dalla moneta unica con conseguenze imprevedibili sull'eurozona. Il voto del 6 maggio, che non ha prodotto una maggioranza e un governo, ha significato un mese di ulteriore paralisi del programma di riforme e sviluppo della Grecia, programma che è già ampiamente in ritardo, dalle privatizzazioni alla lotta all'evasione fiscale. Secondo le condizioni del memorandum, entro il 30 giugno il Parlamento ellenico dovrà varare tagli per ulteriori 11 miliardi alla spesa pubblica. Il vincitore, o i vincitori, del 17 giugno dovranno fare le cose in gran fretta, se non vogliono perdere gli aiuti. Qualsiasi rinegoziazione dell'intesa 'fondi in cambio di austerità' (oggi il leader di Nea Dimokratia Antonis Samaras ha affermato che le condizioni in Europa, con gli aiuti alla Spagna, rendono possibile cambiarne alcune parti) potrebbe non avere i tempi necessari, e il blocco del prestito potrebbe scattare a inizio luglio, con conseguenze drammatiche sulle finanze pubbliche, e possibili esplosive tensioni sociali.
La legge elettorale greca assegna 50 seggi di bonus al partito di maggioranza relativa. Se ND vincerà, avrà probabilmente abbastanza voti solo per fare una debole coalizione con i socialisti del Pasok (in caduta libera nei sondaggi), se questi riusciranno a essere il terzo partito. Se vincerà Syriza, l'alleato naturale sembra essere la piccola formazione Sinistra democratica: anche in questo caso, la maggioranza di seggi sarebbe assai modesta. Evangelos Venizelos, leader socialista e politico di lungo corso, ha già lanciato un appello per una Grande coalizione nel dopo voto, certo che ogni altra alleanza ristretta "porti solo alla continuazione della mancanza di governo". Il voto del 17 giugno, da molti considerato una sorta di referendum sulla Grecia nell'euro, rischia di non dare una risposta chiara, e questo sarebbe forse l'esito peggiore. (ANSAmed).










