Pasqua Ortodossa: russi ma pure egiziani a Gerusalemme

E' il turno dei riti delle Chiese d'Oriente, copti sfidano veto

14 aprile, 18:07

(di Alessandro Logroscino) (ANSAmed) - GERUSALEMME - Tornano a risuonare gli echi della Pasqua a Gerusalemme, invasa in queste ore da nuove ondate di pellegrini - russi in maggioranza, ma anche di altri Paesi slavi, greci, romeni, caucasici, arabo-cristiani, copti dell'Egitto o del Corno d'Africa - per i riti degli ortodossi.

A una settimana esatta dalla celebrazione dei cattolici e dei credenti delle altre Chiese d'occidente che seguono il calendario gregoriano, e' infatti il momento della commemorazione della passione, morte e resurrezione di Gesu' da parte dei fedeli delle Chiese d'oriente legate alla tradizione del piu' antico calendario giuliano.

Nei vicoli della citta' vecchia e lungo il percorso dei Luoghi Santi prevalgono oggi gli accenti delle lingue slave e i suoni dei canti solenni della liturgia greca. Migliaia e migliaia di persone sono gia' affluite in citta' per partecipare alle processioni penitenziali del Venerdi' Santo e, poi, a seguire, all'accensione del Fuoco Sacro nella basilica del Santo Sepolcro (in un'atmosfera di calca, ma di suggestioni insuperabili), alla veglia pasquale di sabato notte e alla celebrazione liturgica solenne di domenica, officiata dal Patriarca greco di Gerusalemme, Teofilo.

I dati del ministero del turismo israeliano e le sensazioni della strada confermano la presenza dominante dei russi: alimentata da pellegrini (divenuti ormai il contingente nazionale piu' numeroso dei visitatori di Terra Santa) e da familiari cristiani della folta comunita' d'immigrati ebrei ex sovietici residenti in Israele. Una presenza - notano fonti ecclesiastiche - che suggella il grande fenomeno della riscoperta dell'identita' ortodossa in Russia, al di la' della stessa frequenza limitata dei precetti, e la sconfitta storica di decenni di persecuzione comunista e di propaganda anti-religiosa in quello che fu il Paese dell'ateismo di Stato.

Novita' (relativa) rispetto agli ultimi tempi e' invece il flusso dei copti: non tanto per cio' che riguarda etiopi ed eritrei, sostanzialmente stabili, quanto per gli arrivi dall'inquieto Egitto del dopo-Mubarak, dove la locale comunita' cristiana - 8 milioni di persone, soggette a crescenti minacce - ha dovuto fare i conti per anni col bando imposto dal papa copto Shenouda III: contrario, per ragioni d'opportunita' politica, a qualsiasi visita dei suoi fedeli in territori controllati da Israele fino a che non ci fosse stata la pace definitiva per i fratelli arabi palestinesi. Un bando che Shenouda, morto a marzo, ha lasciato in eredita'. Ma che la sua scomparsa ha evidentemente contribuito ad alleggerire, viste le centinaia di pellegrini egiziani spuntati negli ultimi giorni nella Citta' Santa a dispetto dei costi del viaggio: oltre 600 euro per cinque giorni, stando a quanto racconta di fronte al Santo Sepolcro Halim, un copto appena giunto dal Cairo avvolto nella sua galabia e con il classico copricapo bianco. ''Una fortuna'', ammette, per gli standard egiziani medi. (ANSA).

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