Con lei in Algeria, ci sono Mohamed e Hannibal, il grigio primogenito e il 'pazzo', oggi accomunati dalla condizione di ''pensionati del potere'', in una villa in cui a loro non manca nulla, se non l'essenza di quel che il padre e' stato per la Libia in oltre 40 anni: il diritto, assoluto, di vita cosi' come di morte. Ma ad Aisha la bella, Aisha la dolce, Aisha la caritatevole, quella casa sembra troppo stretta e l'insofferenza di cui da' segnali quasi quotidiani potrebbe arrivare presto ad un punto di non ritorno. Aisha ufficialmente ha l'obbligo del silenzio perche', appena arrivata in Algeria, aveva cominciato a parlare, a incitare il suo popolo a rivoltarsi contro i rivoltosi, contro i ''traditori del Cnt''. Fino a quando il governo d'Algeri non le ha posto un diktat: se continui, scegliti un altro posto per il tuo esilio.
''Invito'' accolto, ma solo ufficiamente, perche' pare che, anche se attraverso il silenzio ufficiale, sia la voce di Aisha a farsi sentire, non quella dei fratelli, ne' della madre, Safia, la favorita di Gheddafi. Saif el Islam, in una prigione nel sud della Libia, aspetta d'essere processato, Saadi il ''calciatore'' aspetta pure lui, ma l'estradizione. Aisha quindi sta diventando un problema per l'Algeria e ad Algeri si aspetta che lei trovi una sistemazione che piu' le aggradi e se ne vada prima possibile.
Mesi fa si era parlato della Giordania, ma re Abdallah non e' sembrato entusiasta. Restano il Marocco (ma al potere c'e' un partito confessionale, per definizione nemico dei gheddafiani), l'Iraq (troppa poca sicurezza) e il Sud Africa. Per Algeri l'importante e' che Aisha levi prima possibile le tende. (ANSAmed).










