(dell'inviato Lorenzo Trombetta)
(ANSAmed) - SHAMAA (LIBANO), 30 LUG - Nessun intervento
militare in Siria, ma il Consiglio di sicurezza dell'Onu deve
assumersi maggiore responsabilità per trovare una soluzione
politica condivisa, senza la quale effetti negativi potrebbero
riflettersi anche nel vicino Libano. Con un auspicio e un
avvertimento il ministro della Difesa italiano Giampaolo Di
Paola, in visita oggi a Beirut e nel sud del Libano dove sono
operativi circa 1.100 militari italiani inquadrati nella
missione Onu (Unifil), ha richiamato l'attenzione della comunità
internazionale di fronte alle sempre più drammatica situazione
in Siria. Arrivato in elicottero a Shamaa, a est di Tiro e a
pochi km dalla Linea Blu di demarcazione tra Libano e Israele ma
a centinaia dalla battaglia in corso ad Aleppo nella vicina
Siria, Di Paola non ha potuto non evocare la perdurante crisi
siriana e i suoi destabilizzanti effetti sul Libano. Il ministro
della Difesa, giunto ieri sera a Beirut, è stato stamani
ricevuto dal presidente della Repubblica Michel Suleiman, dal
portavoce del Parlamento Nabih Berri, dal ministro della Difesa
Fayez Ghosn e dal comandante in capo dell'esercito libanese il
generale Jean Qahwaji. Da Beirut, in elicottero, è poi volato a
Shamaa, base militare sede del comando centrale del settore
ovest dell'area di responsabilità di Unifil diretto dal generale
italiano Gaetano Zauner. Un altro generale italiano, Paolo
Serra, è il comandante in capo dell'intera missione Unifil, che
risponde però direttamente a New York. Ed è proprio al Consiglio
di sicurezza dell'Onu con sede a New York che Di Paola si è
rivolto parlando con i giornalisti nella base di Shamaa: "Tutta
l'Italia auspica una presa di responsabilità ancora più forte da
parte delle Nazioni Unite", ha detto Di Paola. "Serve rafforzare
l'iniziativa del segretario generale Ban ki-moon e dell'inviato
speciale per la Siria Kofi Annan", ha aggiunto, chiedendo che i
membri del Consiglio di sicurezza, "specialmente i cinque
permanenti", svolgano un'azione condivisa per trovare una
convergenza per un'azione politica". Esclusa quindi ogni
soluzione militare: "Mi sembra che nessuno abbia espresso la
necessità di intervenire militarmente in Siria", ha detto Di
Paola. Giunto nella mensa centrale della base di Shamaa, Di
Paola ha colto l'occasione per salutare i militari italiani
della Brigata Ariete, impegnata nella missione Leonte e
inquadrata nel contingente Unifil (39 Paesi contributori per un
totale di circa 12.000 unità). "Tutti i miei interlocutori a
Beirut mi hanno ribadito l'apprezzamento per il lavoro del
contingente italiano, sottolineando il ruolo essenziale che
svolge la missione Onu e l'Italia all'interno di essa", ha detto
Di Paola sostenuto dalla presenza del generale Serra e dal
generale Zauner. "La crisi siriana è potenzialmente
destabilizzante in Libano ma voi - ha detto il ministro
rivolgendosi ai soldati - siete la forza stabilizzante. Le
autorità libanesi si rendono certo conto delle difficoltà
finanziarie dei Paesi contributori tra cui l'Italia, e il loro
apprezzamento al vostro grande lavoro è dunque maggiormente
sentito", ha aggiunto Di Paola. A proposito dei rischi di
destabilizzazione in Libano a seguito della guerra in Siria, Di
Paola ha detto di esser stato sollecitato dai suoi interlocutori
istituzionali libanesi a porre l'attenzione sui pericolosi
effetti negativi della crisi siriana che si ripercuotono sulla
già fragile economia del Paese dei Cedri. "Il Libano è un Paese
agricolo, che si basa sul commercio e il turismo, due voci
profondamente danneggiate da quanto sta avvenendo oltre la
frontiera orientale. il Libano è la porta d'Oriente e ora questa
porta si è chiusa". Per questo, secondo Di Paola, "c'è il
rischio di un'implosione del Libano". "Stime non precise
riferitemi oggi dalle autorità libanesi parlano di
50mila-100mila rifugiati in Libano", ha detto il ministro,
ammettendo che si tratta di cifre ben più alte di quelle fornite
dalle agenzie Onu presente sul territorio. "Sono rifugiati che
entrano e si disperdono nel Paese ed è difficile registrarli
tutti", ha detto il ministro. Di Paola ha quindi ricordato che
il Libano "è un esperimento delicato di convivenza democratica.
la sua stabilità è essenziale per l'intera regione e il
contingente italiano di Unifil - ha concluso - è un elemento
chiave di questa stabilità". (ANSAmed).