Siria: Di Paola, Onu si assuma più responbsabilità

Escluso intervento militare, il Libano a rischio implosione

30 luglio, 19:22

(dell'inviato Lorenzo Trombetta) (ANSAmed) - SHAMAA (LIBANO), 30 LUG - Nessun intervento militare in Siria, ma il Consiglio di sicurezza dell'Onu deve assumersi maggiore responsabilità per trovare una soluzione politica condivisa, senza la quale effetti negativi potrebbero riflettersi anche nel vicino Libano. Con un auspicio e un avvertimento il ministro della Difesa italiano Giampaolo Di Paola, in visita oggi a Beirut e nel sud del Libano dove sono operativi circa 1.100 militari italiani inquadrati nella missione Onu (Unifil), ha richiamato l'attenzione della comunità internazionale di fronte alle sempre più drammatica situazione in Siria. Arrivato in elicottero a Shamaa, a est di Tiro e a pochi km dalla Linea Blu di demarcazione tra Libano e Israele ma a centinaia dalla battaglia in corso ad Aleppo nella vicina Siria, Di Paola non ha potuto non evocare la perdurante crisi siriana e i suoi destabilizzanti effetti sul Libano. Il ministro della Difesa, giunto ieri sera a Beirut, è stato stamani ricevuto dal presidente della Repubblica Michel Suleiman, dal portavoce del Parlamento Nabih Berri, dal ministro della Difesa Fayez Ghosn e dal comandante in capo dell'esercito libanese il generale Jean Qahwaji. Da Beirut, in elicottero, è poi volato a Shamaa, base militare sede del comando centrale del settore ovest dell'area di responsabilità di Unifil diretto dal generale italiano Gaetano Zauner. Un altro generale italiano, Paolo Serra, è il comandante in capo dell'intera missione Unifil, che risponde però direttamente a New York. Ed è proprio al Consiglio di sicurezza dell'Onu con sede a New York che Di Paola si è rivolto parlando con i giornalisti nella base di Shamaa: "Tutta l'Italia auspica una presa di responsabilità ancora più forte da parte delle Nazioni Unite", ha detto Di Paola. "Serve rafforzare l'iniziativa del segretario generale Ban ki-moon e dell'inviato speciale per la Siria Kofi Annan", ha aggiunto, chiedendo che i membri del Consiglio di sicurezza, "specialmente i cinque permanenti", svolgano un'azione condivisa per trovare una convergenza per un'azione politica". Esclusa quindi ogni soluzione militare: "Mi sembra che nessuno abbia espresso la necessità di intervenire militarmente in Siria", ha detto Di Paola. Giunto nella mensa centrale della base di Shamaa, Di Paola ha colto l'occasione per salutare i militari italiani della Brigata Ariete, impegnata nella missione Leonte e inquadrata nel contingente Unifil (39 Paesi contributori per un totale di circa 12.000 unità). "Tutti i miei interlocutori a Beirut mi hanno ribadito l'apprezzamento per il lavoro del contingente italiano, sottolineando il ruolo essenziale che svolge la missione Onu e l'Italia all'interno di essa", ha detto Di Paola sostenuto dalla presenza del generale Serra e dal generale Zauner. "La crisi siriana è potenzialmente destabilizzante in Libano ma voi - ha detto il ministro rivolgendosi ai soldati - siete la forza stabilizzante. Le autorità libanesi si rendono certo conto delle difficoltà finanziarie dei Paesi contributori tra cui l'Italia, e il loro apprezzamento al vostro grande lavoro è dunque maggiormente sentito", ha aggiunto Di Paola. A proposito dei rischi di destabilizzazione in Libano a seguito della guerra in Siria, Di Paola ha detto di esser stato sollecitato dai suoi interlocutori istituzionali libanesi a porre l'attenzione sui pericolosi effetti negativi della crisi siriana che si ripercuotono sulla già fragile economia del Paese dei Cedri. "Il Libano è un Paese agricolo, che si basa sul commercio e il turismo, due voci profondamente danneggiate da quanto sta avvenendo oltre la frontiera orientale. il Libano è la porta d'Oriente e ora questa porta si è chiusa". Per questo, secondo Di Paola, "c'è il rischio di un'implosione del Libano". "Stime non precise riferitemi oggi dalle autorità libanesi parlano di 50mila-100mila rifugiati in Libano", ha detto il ministro, ammettendo che si tratta di cifre ben più alte di quelle fornite dalle agenzie Onu presente sul territorio. "Sono rifugiati che entrano e si disperdono nel Paese ed è difficile registrarli tutti", ha detto il ministro. Di Paola ha quindi ricordato che il Libano "è un esperimento delicato di convivenza democratica.

la sua stabilità è essenziale per l'intera regione e il contingente italiano di Unifil - ha concluso - è un elemento chiave di questa stabilità". (ANSAmed).

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