Vertice Ue: scudo anti-spread, cosa divide Monti e Merkel

Berlino ferma su regole per intervendo fondo, nodo a Bruxelles

28 giugno, 18:48

(ANSAmed) - BRUXELLES, 28 GIU - Un meccanismo anti-spread per i paesi virtuosi. E' la proposta che Mario Monti vuole a tutti i costi strappare al "difficilissimo" Vertice europeo in corso a Bruxelles. Roma ha ricevuto l'appoggio di Francia e Spagna. Ma la Germania si oppone.

Anche se il dossier resta sul tavolo del summit e la trattativa va avanti. Concentrandosi su due aspetti: le condizioni da imporre al Paese beneficiario e la potenza di fuoco del meccanismo. Sul primo punto il braccio di ferro è già emerso nei giorni scorsi. Angela Merkel ha fatto capire che le risorse del fondo salva-Stati sono a disposizione di tutti i paesi membri, purché vengano rispettate le condizioni previste dallo statuto. E i termini sono chiarissimi: un Paese che chiede aiuto al Fondo deve siglare un memorandum di intesa con la Commissione Ue che, sentita la Bce e il Fmi, domanda in cambio alcuni impegni. Di fatto, per il Paese beneficiario, significherebbe l'arrivo della Troika. Esattamente quello che l'Italia non vuole, come ha detto pubblicamente lo stesso Monti.

L'Italia, al contrario, chiede che i Paesi virtuosi, che hanno cioé determinate caratteristiche (assenza di procedure di infrazione sui conti pubblici, avanzo primario, progressi sul fronte delle riforme strutturali, ecc.) possano ricevere il sostegno del meccanismo anti-spread automaticamente, tutte le volte cioé che i tassi di interesse superano un certo "tetto". L'acquisto di titoli pubblici nel mercato secondario da parte del meccanismo, aumentando la domanda, farebbe raffreddare il tasso di interesse con conseguente calo dello spread, il differenziale fra il titolo del Paese sotto tiro e il bund tedesco. Su questo punto, fonti diplomatiche riferiscono che l'Italia è pronta a negoziare: in particolare sul termine "compliant", ovvero su quando un Paese rispetta determinati criteri che lo rendono "virtuoso". Berlino, però, al momento resta sulle sue posizioni.

L'altro punto controverso, che oppone Roma e Berlino, sono le 'munizioni'. Monti ritiene che le risorse del Fondo salva-Stati (l'attuale Efsf e il futuro Esm) non bastino: a disposizione del 'firewall', tolti gli aiuti già dati ai Paesi in difficoltà, restano infatti in cassa circa 500 miliardi (700 secondo altri calcoli). Poco per fermare la speculazione e rassicurare i mercati. Ecco perché vorrebbe che del meccanismo facesse parte anche la Bce.

Su questo punto la proposta italiana non è mai stata dettagliata. Ma stando a diverse fonti ci sarebbero due ipotesi: quella di lasciare a Francoforte il compito di acquistare i titoli nel mercato secondario, attribuendo al Fondo il ruolo di 'garante' in caso di problemi. L'altra ipotesi, contro cui Berlino si è già ripetutamente espressa, sarebbe quella di attribuire al Fondo quella 'licenza bancaria' che consentirebbe di prendere in prestito denaro a tassi agevolati (Ltro) dalla Bce come un qualunque istituto di credito.

Ma anche su questo la Germania ha sempre detto di no, perché li ritiene degli escamotage per aggirare il divieto che proibisce alla Bce di finanziare gli Stati. (ANSAmed).

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