Il ribaltone ha provocato l'abbandono immediato di Haim Ramon, finora presidente del consiglio nazionale del partito, il quale ha deciso di mettersi sulle orme della ex leader ed ex ministro degli Esteri, Tzipi Livni, chiamatasi fuori dopo essere stata sconfitta nelle primarie interne di aprile da Mofaz.
Il malcontento si concentra su temi di politica economica (oggetto di forti polemiche finora fra Kadima e il governo Netanyahu) e sul dossier delle colonie. Almeno altri cinque deputati - dei 28 che compongono il gruppo di Kadima - hanno gia' fatto sapere di trovarsi a disagio e d'essere pronti a seguire Livni qualora ella desse vita a una nuova formazione.
Fra loro ci sono nomi d'una certa notorieta' come il druso Majallie Whbee, Shlomo Molla (parlamentare simbolo dei falascia, gli ebrei d'origine etiope) o Nino Abesadze (una popolare esponente della folta comunita' d'origine russofona d'Israele, gia' giornalista della principale tv in lingua russa del Paese).
Molla ha osservato che i centristi ''rinnegherebbero tutti i loro principi'' se approvassero ad esempio il controverso progetto di legge appena presentato alla Knesset da Miri Reghev (pasionaria nazionalista del Likud, il partito di Netanyahu) per 'sanare' costruzioni innalzate da coloni dell'ultradestra ebraica in insediamenti dei Territori occupati su aree private palestinesi: in violazione della stessa normativa israeliana.
Mentre Abesadze ha bollato come ''boscevichi, folli e fanatici'' alcuni parlamentari emergenti dell'ala radicale del Likud.
Secondo vari analisti, la piroetta di Mofaz ha salvato Kadima da una disfatta certa in caso d'elezioni anticipate. Ma e' destinata a segnare prima o poi la fine del partito di centro creato a suo tempo da Ariel Sharon - con la scissione dei settori piu' pragmatici del Likud e la loro fusione con una mini pattuglia di transfughi laburisti guidati allora da Shimon Peres - per imporre lo sgombero dei coloni dalla Striscia di Gaza, avversato da Netanyahu e soci. L'ipotesi piu' gettonata e' che Kadima vada a questo punto a ricompattarsi con la destra: annacquandone al massimo un po' la deriva ideologica.










