Libano: Ong Amel, allarme sfruttamento lavoratrici straniere

Circa 200mila le nuove 'schiave'. Obiettivo prevenire suicidi

10 maggio, 12:14

(di Cristiana Missori) (ANSAmed) - ROMA, 10 MAG - Maltrattate, schiavizzate, talvolta abusate. Spesso, dicono le stime, con una cadenza settimanale, alcune non resistono e decidono di togliersi la vita. Suicide per disperazione. Sono le lavoratrici straniere emigrate in Libano per cercare un'occupazione. Vengono dall'Etiopia, dal Bangladesh, dalle Filippine e altri Paesi ancora. In tutto circa 200 mila donne, di 13 diverse nazionalita'. Spesso sono clandestine, il piu' delle volte, pero', vengono sequestrati loro i documenti di identita' dai loro 'padroni'. A cercare di aiutarle, dando loro assistenza sociale, psicologica e medica e' la Ong Amel (in arabo, lavoro), come racconta Zeina Mohanna, coordinatrice per la sua organizzazione del progetto di protezione delle donne migranti in Libano. In questi giorni si trova in Italia assieme ad una delegazione di operatrici sociali egiziane, giordane e libanesi per studiare il sistema di protezione e assistenza dei migranti e di lotta contro la tratta degli esseri umani vigente nel Paese. La Ong per cui lavora e' una delle piu' importanti in Libano e ha ottenuto lo status di membro consultivo delle Nazioni Unite (Ecosos). ''Amel - racconta - gestisce una ampia rete di presidi sanitari su tutto il territorio libanese, in particolare nella valle della Beqaa, nel Sud del Libano e nelle periferie di Beirut''. E da' assistenza anche ai rifugiati iracheni, sudanesi e ora anche ai circa 12 mila sfollati siriani. ''Il nostro obiettivo e' di aiutare tutti coloro i quali hanno bisogno.

Senza distinzione confessionale o altro''.

A preoccupare e' soprattutto il fenomeno delle lavoratrici straniere che si suicidano. Un fenomeno gia' denunciato da Human Right Watch nel 2008-2009. Abusi fisici e verbali, turni di lavoro massacranti, divieto assoluto di lasciare l'abitazione in cui lavorano, salari miseri, sequestro del passaporto, sono all'ordine del giorno.''Queste donne - prosegue Mohanna - entrano nel Paese con un sistema cosiddetto di sponsorship.

Vengono infatti registrate a nome del loro datore di lavoro o qualcuno della famiglia. E automaticamente vengono sequestrati loro i documenti di identita'''. A quel punto, il responsabile delle azioni della colf diventa la persona che garantisce per lei. ''Ci stiamo battendo affinche' queste donne possano entrare in Libano con un visto e un permesso di lavoro regolare.

Vogliamo impedire che diventino proprieta' del datore di lavoro''. Il fenomeno viene poi amplificato attraverso il lavoro delle agenzie di reclutamento. In tutto il Paese ne esistono 520, dice Mohanna. Di queste, soltanto 160 sono iscritte al sindacato e quindi sono legali. Le altre sono totalmente fuori legge e promettono occupazioni che spesso non esistono.

Fare uscire queste donne da questa condizione e' possibile.

''Noi chiediamo che vengano tutelate o da una legge specifica, che disciplini il loro lavoro, ma anche i loro diritti, oppure che possano essere sottoposte come qualsiasi altro lavoratore alla legislazione in materia occupazionale''. Serve poi molta sensibilizzazione. ''Parte del nostro lavoro e' anche quello di sensibilizzare sia i cittadini libanesi, che le stesse emigrate, facendo capire loro quali sono i loro diritti e che possono rivolgersi a strutture in grado di sostenerle''. Amel ha messo a disposizione un numero verde, dove e' possibile chiedere assistenza sociale, psicologica, sociosanitaria e legale.

''Lavoriamo con Caritas, Un ponte per.. e altre organizzazioni.

E proprio oggi pomeriggio a Roma, Mohanna partecipera' all'incontro ''Mediterraneo, un mare di schiave'', organizzato da Un ponte per.., in cui verranno illustrati i dati e le problematiche legate all'immigrazione e allo sfruttamento delle lavoratrici straniere in Egitto, Giordania e Libano. ''Siamo qui per imparare le migliori pratiche attuate in Italia e per studiare come vengono allestiti gli 'shelter''' (centri di assistenza dedicati al primo soccorso delle donne in difficolta' e sottoposte a maltrattamenti, ndr).(ANSAmed).

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