Grecia: elezioni; i greci decidono, Europa trepidante

Testa a testa tra sinistra Syriza e conservatori Nea Dimokratia

15 giugno, 17:30

(dall'inviato Patrizio Nissirio) (ANSAmed) - ATENE, 15 giu - Ancora una volta, in poco più di un mese, ad Atene è l'ora delle decisioni: questa domenica circa 9,7 milioni di greci decideranno che strada deve intraprendere il proprio Paese e, in qualche misura, anche l'intera eurozona.

Dal risultato greco - vittoria dei partiti che intendono rispettare gli impegni presi con la comunità internazionale, pur con qualche ammorbidimento, oppure di Syriza, la sinistra che vuole cancellare o almeno riscrivere profondamente il cosiddetto Memorandum - dipenderà infatti in larga parte lo stato di salute della moneta unica nei prossimi mesi.

La sfida al fotofinish, come testimoniano i sondaggi altalenanti, è tra Nea Dimokratia, la formazione di centrodestra di Antonis Samaras e Syriza, guidata dalla nuova stella della politica greca, il 37enne Alexis Tsipras. I conservatori, che pure hanno sostenuto il governo tecnico politico di Lucas Papademos, sperano in una vittoria netta, che consenta loro di rinegoziare le parti del Memorandum - siglato dal governo Papademos - più invise ai greci, come il taglio degli stipendi minimi nel settore privato, delle pensioni, la fine dei contratti nazionali di lavoro. A dar loro speranza il caso Spagna, Paese che ha ottenuto aiuti senza l'imposizione di draconiane misure di austerità.

Sull'altro versante politico Syriza, vista come una nemesi dagli ambienti finanziari internazionali e da molti governi europei: Tsipras, pur avendo limato i suoi toni negli ultimi giorni di campagna elettorale, vuole essenzialmente fare carta straccia del Memorandum, sostituendolo con quello che chiama piano nazionale di crescita e sviluppo, una strategia che annulli gran parte delle misure di austerità. Una prospettiva che però si scontra con le casse vuote dello stato greco. In molti temono che già a luglio, se l'Europa dovesse sospendere l'erogazione del prestito garantito dal Memorandum, queste si svuoteranno del tutto, rendendo impossibile il pagamento di stipendi pubblici e pensioni. Con la paralisi dell'intera pubblica amministrazione e conseguente esplosione di tensioni sociali. La Grecia, in questo scenario, andrebbe in bancarotta e di fatto fuori dall'euro. Tsipras, nel suo ultimo comizio, ha promesso che Atene resterà "in Europa e nell'Euro". Come alla vigilia dell'inconcludente voto del 6 maggio, l'incertezza è la parola d'ordine. Come che sia, pressioni internazionali a parte, i greci decideranno il proprio destino, mentre l'Europa, sempre più nervosa, non può che aspettare. (ANSAmed).

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