''Le elezioni sono politica - osserva - e i risultati delle elezioni sono generalmente una sorpresa. In Egitto, come in paesi sviluppati o in via di sviluppo''. E molto spesso, aggiunge, non e' il programma che poi vince alle urne.
Questo pero' per l'Egitto e' un buon inizio sulla strada della democrazia. Queste elezioni sono una esperienza nel vero senso della parola, una esperienza che non e' fine a se' stessa, ma l'inizio di altre, ancora piu' positive per questo paese''.
Secondo Youssef non e' importante quale candidato vincera' perche', sottolinea, ci sara' sempre la piazza a vigilare sul SUO operato. Per quanto riguarda le modalita' delle elezioni, a giudizio dell'analista, sono state condotte correttamente cosi' come e' da considerare buona un'affluenza alle urne di circa il 50%, in un paese dove fino ad un anno e mezzo fa per le presidenziali andava alle urne solo il 30% degli elettori.
Un altro analista dello stesso centro studi, El Sayed Yassine, concorda sull'affluenza, definendola 'eccellente'', ma si dissocia dall'idea che il destino del vincitore possa essere deciso dalla piazza. ''I rivoluzionari non hanno piu' alcun diritto di andare a Tahrir perche' bisogna accettare i risultati, qualsiasi essi siano. E' questa la vera democrazia'', osserva l'analista, secondo il quale Shafiq e' stato premiato per la sua politica improntata su ordine e sicurezza. ''Tutti cercano oggi una vita normale, vogliono vedere la polizia in strada e sentirsi sicuri a casa e sul lavoro. Per questo hanno votato per Shafiq''. Il candidato filo islamico moderato Abdel Moneim Abul Fotouh, dato fra i favoriti prima del voto sconta invece, secondo l'analista, il fatto di ''avere voluto piacere a tutti''. ''Ma alla fine non c'e' riuscito. Ha detto che avrebbe applicato le regole della Sharia e allora tutti si sono spaventati. Liberali, copti e musulmani moderati si sono allontanati da lui''.
(ANSAmed).










