E su questo sembra adesso convergere anche la Russia, considerata un alleato di ferro di Damasco ma che, con i partner del G8 (Usa, Russia, Germania, Italia, Francia, Gran Bretagna, Giappone e Canada) ha mostrato ieri "apertura", fermo restando che il tutto va discusso in Consiglio di Sicurezza (di cui è membro permanente). Per questo, e con una rapidità inattesa, l'ambasciatore russo all'Onu Vitaly Ciurkin preannunciava a New York, mentre ancora si attendeva il documento finale della riunione del G8, che "il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite inizierà oggi pomeriggio la discussione di una bozza di risoluzione sull'invio di una missione di osservatori Onu in Siria, e il documento dovrebbe essere approvato già domani".
Precisando: "Gli osservatori dovranno essere sul territorio il più presto possibile, speriamo che 20 o 30 unità siano in Siria all'inizio della settimana prossima, o meglio entro le prossime 48 ore". L'appello degli 'otto grandi' mira a far fronte a quella "tregua fragile", evocata anche dal ministro Terzi, nel tentativo che non si trasformi in un altro 'passo da gambero' come tanti ne sono stati fatti sulla Siria in un lungo anno di sangue. I fallimenti delle iniziative prese nei mesi, a partire dalla missione degli osservatori della Lega Araba tornati a 'casa' con un nulla di fatto, impongono questa volta la necessità di 'precauzioni'. Le hanno elaborate quindi Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna tracciando le linee guida dell'iniziativa presentata al Palazzo di Vetro che prevede l'invio di una sorta di 'avanguardia' di osservatori, una squadra di qualche decina di persone con il compito di preparare il terreno per un ben più folto gruppo di esperti che "dovranno avere la garanzia di potersi muovere liberamente" nel Paese, condizione indispensabile, ha sottolineato il ministro degli Esteri francese Alain Juppé. Un tentativo estremo, un altro, che la comunità internazionale mette in campo sulla Siria. Giudicato però da più parti adesso un 'piccolo passo concreto'. Intanto sullo sfondo resta la grave emergenza umanitaria legata alla situazione siriana, con le migliaia di rifugiati che ogni giorno varcano i confini turchi, un tema con cui ben presto la comunità internazionale dovrà fare i conti, concretamente.(ANSAmed).










