Di madre serba ma nato a Zagabria, ai tempi della Jugoslavia, Prosinecki e' un'icona del calcio jugoslavo prima e croato poi.
Da calciatore con il suo talento straordinario in attacco contribui' allo storico terzo posto della Croazia ai Mondiali del 1998, ma anni prima era stato tra le stelle della vittoria piu' importante nella storia della Stella Rossa: la Coppa dei Campioni vinta nel 1991 ai rigori contro l'Olympique Marsiglia.
Quella primavera del '91, pero', e' nella mente di tutti soprattutto perche' segno' l'inizio delle ostilita' tra i serbi e i croati che avevano proclamato la loro indipendenza. Quella vittoria sportiva nella finale di Bari segno' infatti anche la fine di un'epoca sportiva dall'altra parte dell'Adriatico. Sono passati oltre vent'anni, tanti, ma anche pochi per dimenticare ferite profonde: qualche settimana dopo il suo arrivo a Belgrado da allenatore era stata bruciata una bandiera croata. Ma lui, Prosinecki, ha preferito in questi mesi lavorare senza dare peso a tutto questo, cercando la normalita' in un luogo che non l'ha conosciuta per troppo tempo. ''Non ho problemi a Belgrado - ha detto di recente in un'intervista - le cose stanno migliorando, in fondo non possiamo vivere gli uni senza gli altri, anche economicamente''. E infatti sia Croazia che Serbia sono candidati a entrare nell'Unione Europea, sono pronti, quindi, a sedersi insieme nelle istituzioni continentali, dopo gli arresti dei criminali di guerra che negli ultimi anni hanno fortemente avvicinato Belgrado a Bruxelles. E' chiaro pero' che le cicatrici restano: ''Chi ha perso fratelli, padre, madre non puo' dimenticare. E ha ragione. Pero' le cose stanno cambiando'', ha recentemente aggiunto Prosinecki.
E una mano al cambiamento la sta dando anche lui, riportando la Stella Rossa al successo dopo anni di dominio incontrastato del Partizan Belgrado, l'altra squadra della capitale, che ha vinto gli ultimi cinque campionati, compreso quello di quest'anno che si chiude domenica ma che il Partizan ha gia' aritmeticamente in tasca. Lo strapotere, pero', e' finito nella semifinale di Coppa di Serbia, in cui la Stella Rossa di Prosinecki ha battuto i rivali 2-0 sia in casa che nel loro stadio. Un doppio trionfo che ha poi spianato la strada verso la finale vinta mercoledi' sera contro il modesto Borac Cacak, liquidato 2-0 in finale. A fine partita i tifosi della Stella Rossa, che negli anni '90 erano tristemente noti per avere tra le loro fila i seguaci del criminale di guerra Arkan, hanno invaso il campo festeggiando i giocatori e l'allenatore croato. ''Questa coppa - ha detto Prosinecki - sara' una spinta fondamentale per la prossima stagione in cui con questa squadra piena di giovani talenti puntiamo a vincere il campionato''. Gia', perche' l'ex attaccante e' gia' certo di restare, mentre dall'altra parte di Belgrado Avram Grant, il coach israeliano che ha vinto il titolo, ha annunciato il suo addio a fine stagione. E allora a Belgrado il vento serbo-croato puo' far sventolare ancora un'unica bandiera, quella della Stella Rossa.(ANSAmed).










