Bosnia: crimini guerra, ricercato vive tranquillo in Serbia

Dusko Kornjaca, noto come 'Dottor Morte,' abita a Novi Sad

18 aprile, 19:57

(ANSAmed) - SARAJEVO, 18 APR - Vive tranquillamente in Serbia, a Novi Sad (Voivodina, nord), il serbo-bosniaco Dusko Kornjaca, noto come 'Dottor morte', colpito da un mandato di cattura internazionale perché indagato dalla Procura di Sarajevo per crimini di guerra perpetrati a Cajnice, in Bosnia sud orientale, nel 1992. Questa l'informazione contenuta in una lettera anonima giunta al quotidiano di Sarajevo 'Dnevni avaz', in cui si precisa che Kornjaca, con la moglie Dragana e i quattro figli, abita a Novi Sad in via Tekelijina al numero 6, appartamento 17, e che si occupa della vendita di apparecchi Vitafon per la terapia vibro acustica.

Kornjaca ha risposto in persona al numero telefonico della Vitafon ed ha detto ai giornalisti sarajevesi che non lo interessa come lo abbiano trovato, che ha lasciato la Bosnia sei anni fa e che sta giusto pensando di trasferirsi di nuovo.

Sebbene sia ritenuto l'ideologo della pulizia etnica a Cajnice nel primo anno della guerra in Bosnia (1992-95), Kornjaca ha negato di aver partecipato ai crimini affermando di non sapere nulla del lager di Mostina dove a due riprese sono stati uccisi oltre 150 musulmani bosniaci di Cajnice.

La Procura ha confermato l'indagine in corso e il mandato di cattura per Kornjaca, che nel dopoguerra e' stato sindaco di Cajnice, localita' inclusa nella Republika Srpska (Rs, entita' a maggioranza serba di Bosnia), ed e' stato destituito nel 2004 dall'allora Alto rappresentante della comunita' internazionale Paddy Ashdown. Quando verra' arrestato, il ricercato si unira' al fratello Milun e a Dusko Tadic, rispettivamente comandante e appartenente dell'unita' paramilitare delle 'Aquile azzurre', e a Milorad Zivkovic, capo, all'epoca, della polizia di Cajnice. I tre sono sotto processo al Tribunale di Sarajevo per crimini contro l'umanita', con l'accusa di detenzione illegale e torture della popolazione musulmana del luogo e dell'uccisione di almeno undici civili. (ANSAmed).

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